In ogni città, quasi ad ogni angolo, esistono strutture anonime, spesso brutte che non c’entrano nulla con le architetture circostanti. Inestetismi necessari, centraline telefoniche, cabine elettriche, cassonetti. Milano ne è piena. Disordinatamente, come tanti funghi grigi, spuntano cassettine in plastica e metallo ai quali ormai non facciamo quasi caso, la nostra vista si è abituata a non vederli.
Tanti, moltissimi, passano invece una parte del loro tempo a spedire lettere e ed mail ai vari siti, quotidiani, blog lamentandosi di quanto siano brutte e frutto di puro vandalismo le scritte, le tag sui muri che deturpano il monocromo di Milano. Non si accorgono mai che anche le poche monumentalità della città sono martoriate da ben altri obbrobri. Non se ne accorgono perché anche le cassette sono anche queste grige, come la livrea dei piccioni, la divisa degli uomini d’affari, i muri e il cielo. E poi c’è la fretta obbligatoria metropolitana che ti obbliga ad un passo veloce anche quando non hai nulla da fare, mentre cammini gesticolando e parlando da solo o con il telefono alzato davanti alla bocca o infilato nel casco quando giri in moto.

 

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Centralina di SeaCreative
 

Un’altra installazione del progetto Energy Box
 

Milano ha bisogno di colore, di ridestarsi e riabituarsi al bello, un’estetica che non sia solamente quello dettata dalla moda.


Milano ha bisogno di riabituarsi al bello. L’idea di Energy Box è quella di trasformare supporti, necessari ma brutti, in una vera e propria galleria d’arte all’aperto, una galleria popolare nel senso che viene fruita, vissuta da tutto il popolo

723 cabine semaforiche poste quasi a ogni incrocio, anonimi armadietti grigi utilizzati da bacheca per gli “sgombero cantine” , “affitto posto letto”, “do’ ripetizioni” e, fin qui con tipico pragmatismo, ma anche da qualche fanatico che vi appiccica titoloni de Il Giornale o di Libero contro tutto e tutti. L’idea di Energy Box è quella di trasformare questi supporti, necessari ma brutti, in una vera e propria galleria d’arte all’aperto, una galleria popolare nel senso che viene fruita, vissuta da tutto il popolo che sarà in qualche modo obbligato a sbattere gli occhi su qualcosa di nuovo e colorato nel suo percorso quotidiano senza dover entrare in un museo. «Creatività 2.0» come dice il critico d’arte Flavio Caroli.

>> GALLERY | Le foto del progetto Energy Box

 

Centocinquanta cabine verranno consegnate con il look rifatto alla città, primo passo per recuperare tutti gli inestetismi urbani che ci circondano, 50 artisti urbani provenienti da vari caratteri e tipologie, dal cavalletto agli stencil, dal writing astratto (wild style) al fumetto e al figurativo, un atto d’amore che regala a Milano una nuova collezione di cui potersi vantare.
Forse così in larga scala e determinato è anche il primo grande esperimento d’Europa, sicuramente una piccola medaglia da appiccicare al rinascimento culturale della città dopo 30 anni di oblio e vuoto comune.

*Davide Atomo Tinelli è tra i primi street-artist italiani, è un organizzatore culturale ed è stato consigliere comunale di Milano dal 1993 al 2006

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