Se vado al ristorante pago. Ne sceglierò uno adeguato alle mie tasche, mi aspetterò un conto in linea con quanto e cosa ho mangiato: più salato per una bistecca, meno per una pizza. Avrò preso la mia decisione su dove andare, cosa ordinare, quanto spendere, dopo aver consultato il menù e i relativi prezzi delle portate. Insomma a fine pasto, se tutto è andato “normalmente” non dovrei avere grandi sorprese. Se poi è Se poi è un momentaccio per le mie finanze mi limiterò a un fast food o accetterò l’invito di un amico. O, semplicemente, resterò a casa. Difficilmente mi verrà in mente di andare a cena fuori gratis. Per quanto ne sappiamo, invece, i proprieta-ri di prima abitazione dal prossimo anno potranno “fare il vento”. Usufruire di spazi, strade, fogne e via dicendo senza pagare nulla in cambio. E non importa se mangio pizza o bistecca, costa tutto uguale: niente.

Si obietterà, non a torto, che al “ristorante Italia” pagare il conto è impresa ardua. Con le quasi 200mila aliquote della Tasi così come la conosciamo oggi, sfido chiunque a consultare il menù. «Mi ero infortunata e non c’è stato verso: sono dovuta andare con le stampelle dal commercialista per capire quanto diavolo dovessi pagare di Tasi. A quel punto avrei voluto pagarla tutta insieme e non pensarci più, poiché non era nemmeno una gran cifra, ma non è stato possibile», racconta Tina, professoressa di Fisica residente in provincia di Lecce. Ci si chiede infatti di sederci a tavola a giugno, pagando un acconto più o meno orientativo, che il saldo lo scopriremo a dicembre. Giusto in tempo per capire se digiunare a Natale.
 Oltre ad essere poco trasparente, nel ristorante più pazzo del mondo il prezzo della pizza sale, quello della bistecca resta in assoluto più alto, ma scende. Nel passaggio tra Imu prima casa e Tasi la pressione fiscale è aumentata del 4 per cento per le case a basso valore catastale, diminuita del 7,7 per cento per quelle di medio valore e del 19,6 per cento per gli immobili di maggiore pregio.

 

 

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Incomprensibilmente, poi, qualunque prezzo paghi e pietanza ordini, nulla è più buono, anzi: strade sempre più rotte e buie, allagamenti, sporcizia. Ad alcuni va un po’ meglio che ad altri, ma in generale la percezione che a questa tassa non corrispondano adeguati servizi è diffusa e maggioritaria. Di che ti lamenti allora se non ti faccio pagare più nulla? Mah, veramente io preferirei, a seconda delle mie disponibilità, pagare il giusto una buona pizza o una buona bistecca piuttosto che mangiare una schifezza gratis. Tanto se proprio non ho i soldi chiariamolo non basta lo sconto sul caffè a trascinarmi a cena fuori. Secondo un recente studio di Nomisma, l’abolizione della tassa sulla prima casa vale, su orizzonte decennale, un risparmio inferiore all’1 per cento del prezzo medio di acquisto di un immobile, attualmente pari a 181mila euro: non saranno un paio di centinaia di euro in più o meno a influenzare la mia scelta di acquisto. Né a rilanciare il settore immobiliare. «Per carità, una tassa che viene tolta è di per sé una buona notizia, ma non è l’abolizione della Tasi che ci cambierà la vita». Il signor Carlo ha sei figli e di Tasi paga «meno di 300 euro l’anno, capisce che nella gestione di una famiglia come la mia è un risparmio che incide relativamente». Con una «famiglia come la sua» questo padre di Piacenza è, per forza di cose, attento ai conti e avvezzo a certi meccanismi.

«La mia paura vera – osserva – è che per togliere la Tasi oggi, aumentino qualcos’altro domani: in genere si finisce con l’alzare le accise sulla benzina o, peggio ancora, l’Iva. Queste sì sarebbero brutte notizie per il mio bilancio famigliare: sulla Tasi sono comunque previste detrazioni, mentre dall’aumento delle tasse sui consumi non se ne esce, si paga e basta. Insomma», chiude il suo ragionamento il signor Carlo, «in fondo di tante tasse che pago, la Tasi è tra le meno peggio».
La Cgil ha calcolato che con l’abolizione della tassa sulla prima casa circa un milione di contribuenti più ricchi risparmierebbe, in media, 827 euro pro-capite. La cifra sale a 1.940 euro per i 35.700 proprietari di immobili di lusso. E scende ad appena 55 euro per gli otto milioni di contribuenti appartenenti alle fasce di versamento più basse.

Va bene, ma cosa posso
 farci se per permetterti 
di mangiare una pizza
 in più, qualcuno ci gua
dagna oltre trenta bistecche? Qualcosa puoi.
«Si potrebbero esentare 
quelle famiglie che possedendo immobili di
valore più basso sono 
in media anche più povere», spiega il portale la voce.info nel presentare un’articolata proposta di riforma e sottolineando che «non c’è bisogno di eliminare del tutto l’imposta sulla prima casa per avvantaggiare la gran parte delle famiglie italiane, quelle meno ricche, e i soldi così risparmiati potrebbero essere utilmente riutilizzati da qualche altra parte». A questa stessa idea Nens (Nuova economia e nuova società), l’associazione di Vincenzo Visco e Pier Luigi Bersani, affianca quella di eliminare le imposte sugli affitti, abbassare quelle sulle transazioni immobiliari (registrazione e imposte catastali: queste sì zavorrano le compravendite…) e istituire una patrimoniale statale, fortemente progressiva, sui patrimoni più consistenti. «Occorre trovare soluzioni funzionali alla crescita più che alla raccolta di consenso a breve termine», ha argomentato Visco su Il Sole24Ore: «Dopo troppi interventi scoordinati la tassazione oggi è irrazionale e ha bisogno di più razionalità, equità e progressività». Insomma un ristorante “normale”: leggere, capire, scegliere, ordinare, pagare? La chiamavano local tax.

 @isottagalloni

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