Il diritto di sciopero non è una conquista democratica sancita dallo statuto dei lavoratori ma un “reato” come ha detto il sotto segretario Barracciu, (poi corsa ai ripari correggendosi). Di fatto per il governo Renzi va limitato per legge quando si tratta di servizi essenziali fra i quali, ora, annovera l’accesso a musei e monumenti. L’aver chiuso per un paio d’ore il Colosseo per assemblea sindacale ha prodotto un danno d’immagine all’Italia agli occhi del mondo, sentenzia il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, che ai custodi del Colosseo (poco più di una ventina per 6mila visitatori al giorno) e di altri siti archeologici romani riuniti in assemblea regolarmente annunciata ha moralisticamente risposto di usare il buonsenso nell’esercitare un proprio diritto fondamentale, invece di impegnarsi a risolvere alla radice un problema annoso come la mancata retribuzione degli straordinari a chi fa anche i turni di notte. Chiudere seppur per poco il Colosseo o quello di Pompei, come è accaduto nei mesi scorsi, per denunciare lo sfruttamento e lo svilimento professionale di chi ci lavora, dunque, non sarà più ammesso in Italia.«I sin­da­cati deb­bono capire che la musica è cam­biata», ha sen­ten­ziato, il premier Renzi con modi e contenuti irrecevibili.

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L’esterofilo Matteo Renzi che ha varato un bando internazionale per scegliere i i 20 direttori dei maggiori musei italiani non si confronta in questo caso con il resto d’Europa. Altrimenti avrebbe notato che François Holland non ha minacciato di restringere il diritto di sciopero quando è comparso sulla torre Eiffel il cartello «chiuso per assemblea sindacale». Nemmeno il conservatore Cameron si è permesso di stigmatizzare i ripetuti scioperi alla National Gallery che vanno avanti dal febbraio scorso. In queste settimane Gabriele Finardi, ex direttore aggiunto del Prado e autorevole neo direttore di questo importante museo londinese che permette a tutti l’ingresso gratuito, invece di fare pubblici proclami si sta dando da fare per risolvere le criticità sollevate dal personale che protestano contro tagli all’organico e contro ipotesi di privatizzazione dei servizi.

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sciopero alla National Gallery di Londra

Detto questo registriamo che il ministro Franceschini, che appena insediato pontificava sul patrimonio d’arte come petrolio d’Italia da sfruttare, ora si renda conto che i musei non sono giacimenti di risorse finite, ma offrono un servizio essenziale per la qualità della vita. Perché, potremmo aggiungere, invitano ad avere un rapporto con il linguaggio universale ed emozionante delle immagini d’arte, perché producono conoscenza, perché stimolano e arricchiscono il mondo interiore delle persone, superando le barriere di nazionalità, di lingua, di provenienza.
La conseguenza logica di questa affermazione del ministro dei beni culturali e paesaggistici è evidente a tutti: comporta un’inversione di tendenza rispetto alle politiche di tagli ai finanziamenti alla cultura ridotti ormai al lumicino; comporta il rafforzamento dei ruoli di storici dell’arte, archeologi, custodi e di altri professionisti che lavorano alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio.

protesta di archeologi a Roma , 2014

protesta di archeologi a Roma , 2014

Nei fatti però con la riforma che porta la sua firma Dario Franceschini è andato esattamente nella direzione opposta, indebolendo il ruolo delle soprintendenze territoriali, mortificando le competenze di chi lavora e fa ricerca in questo settore, a tutto vantaggio di manager che trattano opere e monumenti alla stragua di qualsiasi altra merce e ora addirittura provando a regimare il diritto di sciopero. Un diritto che il personale della Soprintendenza archeologica di Roma ha osato esercitare «proprio mentre i dati del turismo sono tornati straordinariamente positivi, proprio mentre Expo e Giubileo portano ancora di più l’attenzione del mondo sull’Italia», ha sentenziato il ministro. Ma ammesso e non concesso che i due eventi citati siano da annoverare fra quelli che danno lustro all’Italia dal punto di vista culturale, non è uno scandalo agli occhi del mondo che il ministero dei beni culturali da un anno non paghi gli straordinari a gente che guadagna 1100 euro al mese? Non è uno scandalo che con la regola del silenzio assenso si apra la strada a svendite incontrollate del patrimonio italiano? Non è uno scandalo che la nota integrativa al bilancio statale per il triennio 2014-2016 preveda un ulteriore calo delle risorse per la «tutela e la valorizzazione dei beni culturali e del paesaggio» pari all’8,3 per cento e addirittura del 9,4 per cento per i beni archeologici? Non è uno scandalo agli occhi del mondo che la più importante biblioteca italiana, la Nazionale di Firenze, sia costretta a ridurre gli orari di apertura a causa della grave carenza di organico, causata proprio dai tagli del ministero?

@simonamaggiorel

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