Il numero di Left in edicola si apre con un saggio di Nadia Urbinati, che definisce il Pd renziano un partito “destrinista” e individua nella politica fiscale (gli 80 euro e l’abolizione della tassa sulla casa) uno dei tratti salienti di questa natura. Ne pubblichiamo qualche riga proprio oggi, che alla direzione del Pd convocata per discutere di riforme istituzionali, si consumerà un altro passaggio di questa mutazione. L’articolo di Urbinati e tutto il numero di Left sono disponibili qui

«Come in una chiesa senza più fede e fedeli, il partito-totale di oggi assomiglia a un involucro vuoto (del resto anche di inscritti), riempito da un partito che è per davvero solo e soltanto un Partito-Piglia-Tutto, il cui obiettivo è quello di affastellare tutti i voti possibili, da tutte le parti della società. È un partito aggregativo a tutti gli effetti. Quale sia del resto la visione della Nazione che intende forgiare non è chiaro, anche perché il chiarirlo comporterebbe rischiare di perdere anziché guadagnare elettori.

Partito-Piglia-Tutto non perché convince le varie parti a identificarsi con un progetto unitario, ma perché attrae con tattiche astute quelle parti, o la maggior parte di esse. Lo scopo è di entrare nella stanza dei bottoni per restarci più a lungo possibile. Questo vuole essere il Pd. Una prova di questa politica aggregativa e maggioritarista (che i reduci del passato leggono ancora con gli occhi di ieri come il segno di un Partito totale o della Nazione) è data dalla promessa di politica fiscale fatta da Matteo Renzi, che ha in questo modo cominciato la campagna elettorale.»

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