Deputato, direttore dell’Unità, amante del cinema e poeta. E poi prima figura istituzionale comunista dell’Italia repubblicana, come presidente della Camera dal 1976 al 1979, anni duri e difficili e, infine, opposizione alla svolta della Bolognina di Occhetto e alla nascita del Pds, non per ortodossia comunista, ma per timore di mettere fine a una storia senza cominciarne una davvero nuova.

E’ morto Pietro Ingrao, aveva 100 anni ed era nato a Lenola, paesino tra le montagne che separano il mare del basso Lazio dalla Ciociaria ed era una delle ultime grandi figure del partito comunista del dopoguerra ancora in vita. Per decenni rappresentò l’ala sinistra dei comunisti italiani, aprendo, fin dalla metà degli anni ’60, all’idea che nei partiti comunisti si potesse dire pubblicamente di non essere d’accordo con la linea adottata dagli organismi dirigenti o spingendo per ragionare sul senso e l’importanza dei movimenti politici giovanili non inquadrati nei partiti. Perse le partite importanti e si adeguò per disciplina, quando ci fu da espellere i dissidenti de il Manifesto (Rossanda, Pintor, Magri, Natoli, Castellina) dal partito nonostante si trattasse di un gruppo ispirato molto dalle sue idee.

novanta_20150927191057700(1965, con Pecchioli, Berlinguer, Sandro Curzi, Luigi Pintor)I 99 ANNI DELLA "QUERCIA" INGRAO, GLI AUGURI DI TRONTI(1968, all’ingresso di Botteghe Oscure, la sede storica del Pci)

30 anni dopo Berlinguer o l'amore per la politica bella

 

(1984, attorno alla bara di Berlinguer, con Nilde Iotti, Pajetta, Napolitano, Pecchioli, Minucci)

 

E' morto Pietro Ingrao / Speciale

Fu direttore de l’Unità per dieci anni e deputato dal 1950 1l 1992.  Dopo l’89 si oppose alla svolta occhettiana ricordando a tutti come certe storture del pensiero e della storia comunista lui le avesse denunciate per decenni. Ossessionato dal tentare di capire il mondo e osservarlo nei suoi cambiamenti, aveva aperto un sito internet nel 2014. Il suo era un pensiero creativo come è difficile trovarne in tutta la storia repubblicana.

 

EPPURE (di Pietro Ingrao)

Per gli incolori

che non hanno canto

neppure il grido,

per chi solo transita

senza nemmeno raccontare il suo respiro,

per i dispersi nelle tane, nei meandri

dove non c’è segno, né nido,

per gli oscurati dal sole altrui,

per la polvere

di cui non si può dire la storia,

per i non nati mai

perché non furono riconosciuti,

per le parole perdute nell’ansia

per gli inni che nessuno canta

essendo solo desiderio spento,

per le grandi solitudini che si affollano

i sentieri persi

gli occhi chiusi

i reclusi nelle carceri d’ombra

per gli innominati,

i semplici deserti:

fiume senza bandiere senza sponde

eppure eterno fiume dell’esistere.

Commenti

commenti