Via libera della commissione Affari costituzionali della Camera al testo del ddl sulla cittadinanza. Il provvedimento sarà all’esame della Camera domani, 29 settembre. Se approvato nella nuova versione concederà la cittadinanza ai figli degli stranieri nati in Italia (con il vincolo che almeno uno dei due genitori sia in possesso di un permesso di soggiorno di lunga durata) e a chi è nato all’estero (a patto di aver frequentato e portato a conclusione un ciclo scolastico in Italia). Quelle tra parentesi sono le condizioni fissate dai due emendamenti accettati in Commissione, proposti da Nuovo centrodestra e Scelta civica. L’accordo di maggioranza in commissione arriva sul disegno di legge C. 3264, presentato il 29 luglio scorso alla Camera dalla deputata del Pd Marilena Fabbri, e andrebbe a modificare la Legge n. 91 del 1992 in materia di cittadinanza, in particolare dei minori stranieri.

Un compromesso è stato dunque raggiunto, ma a che prezzo? Lo sblocco in Commissione Affari costituzionali del ddl è costato forse troppo. I due emendamenti apportati da Sc e Ncd fissano «condizioni discriminanti», secondo il mondo delle associazioni. In attesa del testo definitivo, ecco i punti della discordia.

Lo ius soli. Carta di soggiorno di 5 anni invece della residenza legale

L’emendamento di Ncd riguarda il requisito del permesso di soggiorno europeo per lungo soggiornanti (ex carta di soggiorno) – di 5 anni – per i genitori dei bambini che nascono sul suolo italiano. E, ancora, deve essere dimostrata la disponibilità di un reddito minimo non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale e la non pericolosità sociale del cittadino straniero per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato. «È chiaro che questo restringe la platea ma si è ritenuto che il requisito garantisse maggiormente il rispetto del radicamento della famiglia sul territorio italiano e che si trattasse di una presenza più di prospettiva, visto che il permesso è a tempo indeterminato», ha spiegato la prima firmataria del ddl, la democratica Marilena Fabbri. Che ha poi ammesso: «Per noi è un compromesso al ribasso, ma i compromessi sono sempre compromessi. E la valenza è la stessa anche per chi lo legge da destra e non avrebbe proprio voluto accettare l’idea dello ius soli».

Lo ius culturae. Promossi alla scuola primaria e residenza legale dei genitori

Paletti in più anche per chi è nato in Italia da genitori non in possesso di un permesso di soggiorno di lungo periodo, o per chi arriva entro il 12esimo anno di età (cioè per i minori che non hanno diritto allo ius soli). Per loro, è previsto il cosiddetto ius culturae, cioè la frequenza di un ciclo scolastico di almeno 5 anni. Nel nuovo testo, però, si richiede il «superamento con successo» della scuola primaria. Quindi, nel caso in cui il bambino nato in Italia o arrivato entro i 12 anni venga bocciato in quinta elementare, per richiedere la cittadinanza dovrà aspettare fino alla successiva promozione. Non solo, ma per fare richiesta di cittadinanza, ottenuta secondo il criterio dello ius culturae, si dovrà dimostrare anche la residenza legale dei genitori.

La questione irrisolta della retroattività

Tra le questioni ancora irrisolte, quella della retroattività. Chi ne avrà diritto? Il provvedimento si rivolgerà ai nati e gli arrivati in Italia al momento dell’entrata in vigore della nuova legge o varrà anche per chi è nato o arrivato in Italia anni prima – e magari oggi è maggiorenne – ma possiede i requisiti richiesti?

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Le reazioni

Insorgono le associazioni e insorge pure un pezzo di politica. L’Italia sono anch’io, è la campagna per i diritti di cittadinanza che mette insieme molte organizzazioni nazionali: dall’Arci alla Caritas, dalla Cgil a Libera e altri che si battono per i diritti dei migranti. È da questa campagna che tutto ha inizio, da quando – il 6 marzo del 2012 – sono state depositate alla Camera oltre 200mila firme per sostenere una proposta di legge di iniziativa popolare sulla cittadinanza. Oggi, che lo ius soli arriva a essere dibattuto alla Camera, i promotori non hanno dubbi: questa versione del ddl è un compromesso al ribasso. Anche Sel, con la deputata Celeste Costantino, definisce «molto stringenti» le condizioni fissate e sottolinea che «tra i requisiti necessari figurano anche particolari condizioni economiche e standard abitativi penalizzanti».
 Mentre sul fronte democratico si prova a stemperare, il deputato Pd Kalid Chauki definisce «un ottimo risultato questo accordo di maggioranza».

La parola passa all’Aula.

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