Ambiente, povertà, pena di morte, immigrazione. Il viaggio di papa Francesco è costellato di discorsi importanti a folle entusiaste o a un pubblico spesso restio  – i repubblicani in Congresso non vogliono sentir parlare di ruolo umano nel riscaldamento del pianeta e i candidati alle primarie gareggiano tra loro su chi, una volta entrato alla Casa Bianca, rispedirà più gente a casa. Nel complesso Bergoglio ha evitato di mettere il dito nella piaga di vecchie controversie etico religiose (il matrimonio gay, l’aborto, la sperimentazione su cellule staminali) e non ha nemmeno esagerato nella critica al capitalismo selvaggio. Sia ultraconservatori che sinistra sono rimasti un po’ delusi. Più di una volta, in altri contesti e occasioni, Francesco si è lasciato andare a critiche del sistema con toni che, fatte le dovute proporzioni e la differenza di ruoli, ricordano Occupy Wall Street.

I liberal della sinistra americana saranno anche molto delusi dalla notizia dell’incontro privato tra il papa e Kim Davis, funzionaria del Kentucky finita in carcere per essersi rifiutata di firmare certificati di matrimonio tra persone dello stesso sesso dopo che una storica sentenza della Corte Suprema lo ha reso legale in tutti gli Stati Uniti. La notizia è stata diffusa da un comunicato del Liberty Council, organizzazione per la libertà religiosa (tradotto: per la difesa della religione cristiana contro i maledetti peccatori di Washington) che ha organizzato il meeting privato. Kim Davis e il marito hanno incontrato Bergoglio, che ha elogiato la donna per la sua forza, le ha regalato un rosario da lui benedetto e ha chiesto di pregare per lui – ha fatto lo stesso con lo speaker repubblicano e cattolico Boehner che il giorno successivo si è dimesso.

Quello con Davis, che è stata sposata quattro volte e si è convertita aderendo alla Chiesa apostolica pentecostale nel 2011 mentre un figlio era in ospedale, è un atto privato ma tutto sommato politico di Bergoglio. Negli Stati Uniti il papa ha infatti incontrato anche le Little sisters of the poor (le piccole sorelle dei poveri), che si erano rifiutate di fare un’assicurazione sanitaria per i propri dipendenti che includesse anche la contraccezione – la riforma Obama prevede anche quella assicurazione e multa chi non la fa, ne è nato un caso nazionale.

Cosa stava facendo il papa? Difendendo il diritto all’obiezione di coscienza: se la legge dell’uomo è contraria a quella di dio, come si dice, è la seconda che va rispettata. Bergoglio ne ha parlato anche sull’aereo che tornava a Roma: «Non mi vengono in mente tutti i casi possibili, ma, sì, posso dire che l’obiezione di coscienza è un diritto, un diritto umano. Si tratta di un diritto.» Ecco, il tema è questo.

Un tema contraddittorio: il problema in questo caso non è praticare un aborto o officiare un matrimonio tra persone dello stesso sesso in chiesa, ma obbedire alle leggi dello Stato, ratificando un passaggio già avvenuto o garantendo alle persone il diritto di fare pianificazione della maternità. Qui non c’è l’obbligo di sposarsi tra persone dello stesso sesso o l’obbligo di prendere la pillola. E quindi, forse, il diritto all’obiezione non c’entra.

Perché il papa non ha fatto di questa questione un tema generale della visita negli Usa? Per non fare troppo dispiacere a nessuno: Francesco è un gesuita e ha studiato che occorre saper stare al mondo. Matteo Ricci, il gesuita spedito alla corte dell’imperatore conosceva la lingua e i costumi e affascinava la corte con la sua sapienza, non con i vangeli. E grazie a quella venne ammesso alla città proibita, primo occidentale della storia. E come lui, il papa evita di esagerare. Parlando indirettamente delle grandi guerre culturali che hanno animato gli Stati Uniti e la politica americana negli ultimi anni – e di cui l’incarcerazione di Kim Davis è solo un episodio minore – Bergoglio ha detto che occorre evitare i toni aspri, la tentazione di tornare al passato. Insomma, ha detto ai vescovi di evitare di combattere guerre di religione combattute durante i pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Del resto, quelle guerre, i vescovi e gli evangelici le hanno perse.

Bene, verrebbe da dire. Ma allora perché incontrare Kim Davis? La funzionaria del Kentucky è infatti l’esempio perfetto di crociata che si batte sotto il vessillo di dio. Un’evangelica estremista che ha condotto la sua battaglia e si è fatta usare dalla politica. Il giorno della sua liberazione sul palco allestito per festeggiarla, c’era Mike Huckabee e in platea Ted Cruz, il più religioso (evangelico) e il più di destra dei candidati repubblicani alle primarie. Va bene essere gesuiti e parlare con tutti, ma forse se davvero si vogliono mettere alle spalle le crociate, certi personaggi sarebbe anche il caso di lasciarli in Kentucky.

@minomazz

 

 

 

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