Questa intervista è comparsa sul numero 33 di Left – che abbiamo dedicato alla campagna di Jeremy Corbyn. Lo scrittore britannico sarà in Italia oggi a Ferrara al Festival di Internazionale e poi a Pisa al Pisa Book Festival.

Cresciuto in una cittadina della Black Country inglese, a Dudley,  Cartwright ha indagato la stagione del thatcherismo in una tetralogia di romanzi, potenti, arrabbiati, vitali, in cui le lotte e le sconfitte della working class sono raccontate attraverso lo sguardo di personaggi non arresi. Da Afterglow, a Heartland, fino al nuovo, Il giorno perduto, scritto con Gian Luca Favetto e pubblicato in Italia dalla casa editrice 66thand2nd, non di rado è il calcio a offrire a Cartwright una prospettiva inedita per illuminare le dinamiche sociali e uno sguardo profondo sulla propria generazione, cresciuta negli anni Ottanta e Novanta. E se in Heartland la vicenda culmina in una tesa partita in cui si affrontano una squadra locale e quella della moschea, nel nuovo romanzo che rievoca la strage dell’Heysen (anno 1985, 39 morti sugli spalti prima dell’inizio della finale di Coppa dei Campioni, Juventus-Liverpool) il crollo dello stadio e lo show che non si ferma diventano una dolorosa metafora degli ultimi trent’anni di storia operaia inglese. Lo scrittore ne parla il 4 ottobre ( alle 14,30) al Festival di internazionale poi al Pisa Book Festival (dal 6 all’8 novembre).

Anthony Cartwright, l’Inghilterra sta ancora pagando il prezzo della stagione thatcheriana?
Ne stiamo ancora pagando il prezzo, eccome! È come se i conservatori in quegli anni fossero riusciti a inserire un cuneo nel tessuto sociale, nei rapporti, nella quotidianità, lacerandoli. Ho sentito l’esigenza di raccontare la distruzione di ogni dimensione collettiva, l’ingiustizia sociale e la disuguaglianza causate dalle politiche thatcheriane. La popolarità di Jeremy Corbyn è una reazione a tutto questo, apre all’idea che ci si possa liberare della velenosa eredità thatcheriana.
In un suo romanzo dal titolo emblematico, I killed Margaret Thatcher (2012), la figura della Lady di ferro sembra incarnare lo Zeitgeist degli anni 80…
Sì, e continua a esserlo in questo nuovo romanzo, Il giorno perduto: l’Inghilterra che Christy lascia nel 1985 per andare alla finale allo stadio di Heysel, a Bruxelles, muta rapidamente, si va degradando davanti ai suoi occhi. Una della vittorie più grandi della Thatcher è stata l’atomizzazione della working class. Spezzare i legami fra i lavoratori ha segnato la morte delle forme organizzative che la classe operaia si era data fino a quel momento. Poi, però, dopo le illusioni e le conseguenti delusioni degli anni di Blair, penso ci si sia finalmente resi conto delle terribili disuguaglianze che esistono nel nostro Paese. Da qui nasce il nuovo slancio che hanno preso politiche più egualitarie, come quelle proposte dal leader del Labour party Jeremy Corbyn.
Alcuni anni fa giovani manifestanti a Londra accusavano Blair di aver fatto pagare la guerra in Iraq agli studenti con un incremento esponenziale del debito universitario. Anche per questo Corbyn ha fatto della scuola pubblica uno dei punti qualificanti del proprio programma, insieme alla difesa del sistema sanitario?
Negli anni il sistema formativo e l’assistenza sanitaria sono state soggette a una crescente privatizzazione. Penso che i sostenitori di Corbyn (fra cui ci sono anche io) vogliano tornare al principio che sanciva i diritti della persona dalla nascita alla morte, recuperando e ottimizzando i successi del Labour nel dopoguerra. Allora fu un tentativo di creare una società più giusta in cui tutti avessero uguali possibilità di accesso alla formazione e alle cure mediche. Anche chi è di destra non può negare l’evidente inefficienza e ingiustizia del nostro sistema scolastico e sanitario.
Ma c’è chi accusa Corbyn di essere un ingenuo ottimista quando propone di ri-nazionalizzare di risorse e servizi come quello dei trasporti o quello sanitario.
Personalmente non penso che proporre una gestione e un controllo pubblico sia una cosa naif. Di recente, per esempio, si è dovuto rendere di nuovo pubblica la gestione della linea ferroviaria East Coast, perché quella privata aveva fallito. E ora è molto più efficiente. Mettere le linee di trasporto a disposizione del profitto di pochi ricchi, a spese della collettività è economicamente fallimentare, oltreché ingiusto.
Guardando dall’esterno si ha la sensazione che il Labour party negli ultimi anni abbia solo rincorso la destra sul suo terreno. Anche per questo ha perso le ultime elezioni?
Il Labour si è spostato sempre più a destra negli anni, sì. Questa è un’altra vittoria della Thatcher. Sia la leadership di Gordon Brown che quella di Ed Milliband sono state fortemente influenzate dalle forze di destra. Il partito si è chiuso in politiche sempre più pragmatiche, materialistiche, dal respiro corto. Alcuni laburisti dicono di rappresentare le “aspirazioni” di una parte sociale «moderata», che è un modo eufemistico per dire “rappresentare gli interessi di chi pensa solo a palazzi e auto di lusso”. La grande sfortuna di questo Paese è che il Labour party ha stravolto la propria identità per poter legittimare un’oligarchia economica.
«Votate chiunque eccetto Corbyn» andava ripetendo Blair la scorsa estate. L’ala moderata del Labour non ha saputo trovare argomentazioni convincenti per fermare l’ascesa di Corbyn?
È stato un bene che Tony Blair abbia parlato così. Più parlava più la gente si rendeva conto. Più Blair attaccava, più cresceva la popolarità di Corbyn. Blair ci ha traditi tutti, non solo sull’Iraq e sulle conseguenze della guerra. Ha tradito la gente che racconto nei miei romanzi. Personaggi come Christy de Il giorno perduto sono escluse dal sistema. Ma come Tom Catesby dice in Heartland «siamo ancora qui». Le situazioni cambiano. È cambiata l’economia, l’industria. Ma gli esseri umani ci sono ancora. In questo senso penso che Jeremy Corbyn offra una speranza di riscatto che è ciò che cercano i personaggi dei miei romanzi. Una speranza “precaria”, certo, perché gli interessi di parte e corporativi delle destre si muovono per spezzarla. Ma forse è più difficile distruggere questa speranza, che non la Thatcher e i suoi seguaci. Forse finalmente apriamo gli occhi e ci rendiamo conto che siamo ancora qui, più vivi di prima!

Anthony Cartwright Classe 1973, dopo aver lavorato in un impianto di inscatolamento carni, nei pub, al mercato di Old Spitalfields e per la metropolitana di Londra, ha insegnato inglese in diverse scuole dell’East London e del NottingHamshire. Con il suo romanzo d’esordio, The Afterglow, si è aggiudicato il Betty Trask Award. Poi è venuto Heartland e il terzo romanzo How I Killed Margaret Thatcher, nel 2012. Da pochi mesi è uscito in Italia ll giorno perduto, scritto con Gian Luca Favetto e pubblicato da 66thand2nd.

@simonamaggiorel

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