Anton Kusters di professione fa il fotografo, ma ha avuto la possibilità di frequentare per un certo periodo di tempo una ristretta cerchia della Yakuza, la mafia giapponese, e di documentare il suo viaggio nel mondo del crimine organizzato con una serie di scatti capaci di descriverne la quotidianità. Il tutto senza finire ammazzato.
Per farcela Kusters ha dovuto negoziare per 10 mesi, assieme al fratello, le condizioni secondo cui gli sarebbe stato permesso di essere i primi e gli unici occidentali a seguire i membri di uno dei clan più importanti della mafia giapponese. Il risultato è stato pubblicato in un libro fotografico che si chiama “Odo Yakuza Tokio”. Quello che si intravede dalle immagini e dalle parole di Kusters è un codice sottile e silenzioso fatto di cenni e di poche parole, soprattutto basato su regole, limiti e su un rispetto tacito per chi comanda.
Ecco come il fotografo descrive una delle scene di cui è stato testimone.

 

Nel bar dell’hotel a Niigata, inizio lentamente a capire le interazioni estremamente sottili che si ripetono di continuo, il linguaggio del corpo, le micro espressioni sui volti, i gesti le voci, l’intonazione. Quando il bar viene evacuato per fare spazio per permettere al Padrino di prendere un caffè, tutto sembra essere rigorosamente organizzato, ma allo stesso tempo accadere naturalmente. È strano, ma in questo momento non ho bisogno di nessuno per sapere cosa fare, dove sedermi, quando parlare o quando stare zitto. Sento i confini e le aspettative degli altri in modo implicito, imparo quando posso farmi avanti e quando è meglio invece che faccia un passo indietro.

 

Members pose in the streets of Kabukicho, the red light district in the heart of Shinjuku, Tokyo, Japan. By always wearing tailored suits, the Yakuza attempt to spread an image of decency and conformity. But the underlying tension unmistakibly remains. Obvious influences are American gangster icons from the early 20th century, like John Dillinger - 2009

Alcuni membri del clan in posa a Kabukicho, il distretto a luci rosse nel cuore di Shinjuku, Tokyo, in Giappone. Vestendo sempre completi eleganti i membri della Yakuza tentano di diffondere un’immagine di loro curata e ordinata. Ma qualcosa di impercettibile continua a stonare. Si percepiscono nello stile anche alcune influenze dei gangster americani dell’inizio del 20esimo secolo, diventati ormai delle icone, come John Dillinger.

 

Young prostitute in a bar showing the tattoo on her leg - 2009

Una giovane prostituta mostra il tatuaggio che ha sulla coscia.

 

The three highest ranking bosses of the family - the Godfather in the centre - pose for a portrait during a traditional dinner at a restaurant in Kabukicho, Tokyo - 2009

I tra boss più alti in grado della famiglia – il Padrino è quello al centro – posano per una foto durante una cena tradizionale in un ristorante di Kabukicho a Tokyo

 

Empty meeting table, right after the initial meeting, in which we got approval to start the project - 2009

La tavola vuota, dopo l’ultimo incontro in cui Kusters ha definito gli accordi con il clan e dato il via al progetto.

 

Nitto-san, Souichirou's direct boss, in the back of the car, while driving to Niigata prison to go and pick up two members of the family that are being released from prison that morning, after being incarcerated for several years - 2009

Nitto-san,  boss di Souichirou, nel retro della sua auto, mentre viene portato alla prigione di Niigata per prelevare due membri della famiglia che sono appena stati rilasciati, dopo anni di carcere.

 

Yakuza street fighter aggressively showing off his tattoo in Kabukicho, Shinjuku, Tokyo - 2010

Un picchiatore di strada della Yakuza mostra uno dei sui tatuaggi nel quartiere di Kabukicho, Shinjuku, Tokyo

 

Tattooed hands with a digit missing. A traditional Japanese tattoo, as used often by the Yakuza, Is a very old and time-consuming process of manually sticking a stick with at the point several sharp inked needles in the skin. This has to happen at a precise angle (depending on skin thickness) and at a precise speed (120/minute), and this is a skill that only traditional Japanese tattoo masters possess. The result is an intricacy, a color palette and a pattern which is not possible with the modern way of tattooing with a machine.Master Tattooist Hori Sensei invites you, he does not accept regular clients. With him, completing a traditional Japanese tattoo takes about 100 hours, can cost up to $10,000, and a schedule of daily or weekly visits needs to be made. As a client, you have only a little say in the design of the tattoo. Hori Sensei determines what is best for you after taking time to talk to you and to get to know you. Only a few traditional Japanese tattoo experts are still alive today in Japan. - 2009

Mani tatuate con un dito amputato. Questo è un tatuaggio tradizionale giapponese usato spesso dalla Yakuza. La realizzazione è un processo molto lento e fatto tutto manualmente incidendo e iniettando l’inchiostro nella pelle. L’incisione avviene seguendo un’inclinazione precisa del pennino che dipende da quanto è spessa la pelle e a una precisa velocità. Il risultato è una varietà e un mix di colori che non è replicabile dalle moderne macchine per fare tatuaggi. Il maestro tatuatore Hori Sensei non accetta clienti, per avere un suo tatuaggio bisogna essere invitati da lui che per completare un tattoo tradizionale giapponese può impiegare anche 100 ore e chiedere più di  10,000 dollari per il lavoro. Prima di fare il tatuaggio Hori Sensei programma una serie di incontri in cui dialoga con il “cliente” per capire quale sia il tatuaggio più adatto a lui. I maestri come Hori Sensei sono rimasti pochissimi in Giappone.

 

Yamamoto Kaicho, the number two boss, lies still as master Tattooist Hori Sensei completes his full body tattoo. Completing a tattoo takes about 100 hours, and a schedule of daily or weekly visits with the tattoo sensei are made. This is the second time he is being tattooed over his whole body, after the removal of his first full body tattoo severl years before. Tattoos are made by hand in a traditional way, and only few experts still possess the skill to do so - 2009

Yamamoto Kaicho è il numero due del boss. In questa foto si sta facendo completare un tatuaggio che compre tutto il corpo dal maestro Hori Sensei.

 

Yamamoto kaicho and two other members shower in an Onsen (typical Japanese bath house) after playing in a golf tournament. Both golf and frequent visits to the onsen are very popular amongst the Japanese. Nowadays, many bath houses carry signs that deny access to people who have tattoos, in an effort to stop Yakuza frequenting them - 2009

Yamamoto Kaicho e due altri membri della famiglia nelle docce di un Onsen (tipiche terme giapponesi) dopo aver giocato a golf. Sia il golf che visite frequenti alle terme sono attività molto diffuse fra i giapponesi. Oggi giorno molte terme inoltre limitano l’accesso alle persone che hanno tatuaggi nel tentativo di far sì che i membri della Yakuza non le frequentino.

 

View of a temple in Asakusa, Tokyo - 2009

La veduta di un tempio a Asakusa, Tokyo

 

Miyamoto-san in his coffin after his death, during his wake - 2010

La veglia prima del funerale di fronte alla bara di Miyamoto-san

 

Members paying their respects by burning incense at the makeshift altar during the traditional Japanese funeral for Miyamoto-san - 2010

Alcuni membri del clan offrono rispetto bruciando dell’incenso presso l’altare allestito per il tradizionale funerale giapponese di Miyamoto-san

 

The Godfather arrives at a commemoration service for a member who has died. Car traffic is redirected and he is surrounded by bodyguards, as he steps out of the car and into the place of worship - 2009

Il Padrino arriva al funerale del membro dell’organizzazione. Il traffico è deviato in modo da permettere al Boss di arrivare con le sue guardie del corpo e in macchina alla cerimonia.

 

The funeral service for Miyamoto-san - 2010

Il servizio funerario per Miyamoto-san

 

The Godfather rolls down his car window while leaving a commemoration service for a deceased member of the family - 2009

Il Padrino lascia la commemorazione dopo aver partecipato al funerale per il membro defunto della famiglia

 

Yakuza+family+members+stand+in+line+to+welcome+visitors+to+the+funeral+of+Miyamoto-san+(Tokyo,+Feb+2011)

 

«Con questo lavoro – ha spiegato il fotografo Anton Kusters –  ho trasmesso il complesso rapporto con la società giapponese che intrattengono i membri della Yakuza, e allo stesso tempo il conflitto personale che vivono frequentando allo stesso tempo due mondi  diversi, mondi che hanno codici e valori morali in conflitto. Si scopre che la realtà non è semplicemente dipinta dei toni del nero e del bianco, ma fatta di sfumature ben più complesse da leggere»

   @GioGolightly

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