Una lunga scia di sangue unisce Gerusalemme alla Cisgiordania e quest’ultima a Gaza. È l’Intifada dei coltelli. Che ha il suo epicentro nella Città Santa, la Città contesa. Dove si contano almeno due morti e una ventina di feriti a seguito di due attentati avvenuti questa mattina in contemporanea. Secondo le ricostruzioni, la prima vittima israeliana è stata uccisa a bordo dell’autobus ad Armon HaNatziv dove due palestinesi hanno aperto il fuoco e accoltellato i passeggeri. La vittima è un uomo di circa 60 anni, ci sarebbe anche un ferito grave.

La polizia, intervenuta poi in forze, ha ucciso il primo dei due terroristi e catturato l’altro. Il secondo israeliano è stato ucciso in via ‘Malkei Israel’ quando un palestinese ha lanciato la propria auto contro un gruppo di persone in sosta alla fermata dell’autobus. L’attentatore è poi sceso ed ha accoltellato chi era a terra. Le forze dell’ordine hanno detto di aver “neutralizzato” l’attentatore. Quattro passanti israeliani sono stati pugnalati da un assalitore palestinese nel centro di Raanana (a nord di Tel Aviv), nel secondo attentato palestinese della mattinata in quella città. In precedenza altri due israeliani erano stati accoltellati. Entrambi gli assalitori sono stati “neutralizzati” e catturati.

 

L’altro ieri quattro attentati in un giorno, due nello spazio di circa un’ora, almeno 6 israeliani accoltellati a Gerusalemme. L’allarme in Israele è altissimo e lo stillicidio quotidiano. «Il terrorismo è figlio della volontà di distruggerci e non della disperazione palestinese», ha denunciato il premier Benyamin Netanyahu in un infuocato dibattito alla Knesset. «Ma la nostra voglia di vivere distruggerà la voglia di uccidere dei nostri nemici», ha avvertito, respingendo ancora una volta come “bugie” le affermazioni che Israele stia cercando di cambiare lo status quo sulla Spianata delle Moschee o che sia in lotta con l’Islam. La destra nazionalista al governo, legata a doppio filo al movimento dei coloni chiede al premier di spingersi oltre e arriva a invocare una espulsione di massa dei palestinesi da Gerusalemme Est.

 

Oggi in Israele è in programma lo sciopero generale degli arabi israeliani in solidarietà con la Cisgiordania e per la Moschea di Al Aqsa. Il vice comandante della polizia Benzi Sao ha riferito in Parlamento che finora sono stati feriti negli scontri 68 agenti da pietre o bottiglie incendiarie e che dei 300 arresti effettuati di palestinesi o arabo israeliani, oltre la metà sono minorenni.

 

Il ministero della Sanità palestinese ha calcolato in 1300 i feriti palestinesi da pallottole vere o ricoperte di gomma dall’inizio di ottobre, di cui 75 solo ieri negli scontri in Cisgiordania. Un bilancio destinato a crescere perché nel vuoto assoluto lasciato dalla diplomazia internazionale, c’è spazio solo per rabbia, disperazione e, sul fronte israeliano, per l’illusione che la sicurezza dello Stato ebraico possa essere garantita con la forza e imprimendo un ulteriore giro di vite nei Territori occupati palestinesi dove ormai da tempo vige di fatto un regime di apartheid.

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