Forte, semplice, giusta e orgogliosa: è questa, a sentire il governo, l’idea di «Italia col segno più» che esce dalla legge di Stabilità 2016 che il presidente del Consiglio ha definito «delle buone notizie», rivendicando in particolare i successi sulla lotta all’evasione fiscale. Abbiamo chiesto un commento a Stefano Fassina, viceministro dell’Economia con Enrico Letta e deputato uscito dal Pd in polemica con la linea del premier segretario Matteo Renzi.

Che giudizio dà della legge di Stabilità?
La legge di stabilità ha un segno distributivo regressivo, un segno di iniquità. Al di là delle mance, si tagliano 2 miliardi alla Sanità rendendo la salute non più diritto universale ma un privilegio di censo. Poi si rimuove il dramma del Mezzogiorno… Per sintetizzare è una finanziaria davvero berlusconiana, sia per il segno elettorale sia per il segno sociale.

Tra le misure c’è anche l’innalzamento del limite del contante da 1.000 a 3.000 euro.
Una misura coerente con il riposizionamanto del Partito democratico operato da Renzi. Serve a mandare un messaggio chiaro a chi è sensibile alle misure antievasione. Prima queste persone avevano come interlocutore e riferimento Berlusconi e ora non ce l’hanno più. Come su altri punti programmatici, Renzi guarda a quell’elettorato e quindi lancia un messaggio a chi è preoccupato dalla lotta all’evasione fiscale.

Renzi non considera che potrebbe inimicarsi una parte del suo elettorato?
Lo ha già messo in conto. Del resto il rapporto con quel pezzo di elettorato è stato già largamente compromesso con il Jobs act e con l’intervento sulla scuola: la perdita di consenso in questa fascia di elettori è modesta. Il presidente del Consiglio spera che sia consistente, invece, l’incremento in termini di consolidamento e fidelizzazione di quell’altro pezzo di elettorato orfano di Berlusconi.

Ma il premier ha spiegato che otterrà 12 miliardi di nuove entrare dalla lotta all’evasione.
Parla di risultati che non sono frutto di sue iniziative. Sono alcuni anni che il valore del recupero è attorno a quella cifra. Quindi è un fenomeno consolidato, sebbene lui lo presenti come merito della sua iniziativa.

Il governo va anche orgoglioso del rientro dei capitali: 1,4 miliardi sono stati recuperati nel 2015 e in legge di Stabilità sono previsti prudenzialmente altri 2 miliardi, ma secondo Renzi ne arriveranno almeno 5 solo dalla Svizzera.
Quella misura era stata largamente impostata e quasi completata dal governo Letta dentro il quadro Ocse, quindi non c’è valore aggiunto di Renzi. Non origina da lui ma sta nel quadro di una cooperazione internazionale. È una misura importante, ma va tenuto presente che le entrate sono in larghissima parte una tantum, quindi non possono coprire tagli di tasse che invece sono di carattere permanente.

Rimaniamo sulle scelte del governo attuale: le iniziative di questo anno e mezzo che contributo hanno dato alla lotta all’evasione?
La misura sul contante, la mano molto leggera sul falso in bilancio – con norme che secondo tanti magistrati rischiano di far saltare i processi -, l’allentamento delle maglie per le frodi fiscali: sono tutti provvedimenti che vanno in direzione opposta. Poi ci sono iniziative autonome dell’Agenzia delle Entrate di incrocio di banche dati, che invece rappresentano uno strumento utile, ma in un contesto che va in un’altra direzione.

Possiamo dire che la lotta all’evasione si fa a prescindere dalla volontà del governo?
Più che a prescindere direi che la lotta all’evasione si fa “nonostante” gli interventi del governo, che su contante, sanzioni alle frodi e falso in bilancio vanno in direzione opposta.

In legge di Stabilità c’è anche un provvedimento a sostegno dei bambini poveri (600 milioni nel 2016). C’è una volontà redistributiva quindi…
Il provvedimento stanzia qualche centinaio di milioni contro la povertà, ma a fronte di una Tasi che per almeno un miliardo e mezzo fa un mega-sconto ai proprietari di case del valore di milioni.

A proposito di tasse sulla casa, se il governo tiene fuori dall’abolizione quelle di lusso è un buon passo avanti, non crede?
Dipende da come definiamo le case di lusso: se ci riferiamo a ville e castelli, quelle le aveva lasciate fuori anche Berlusconi. Se il riferimento è alle case del valore di milioni di euro, quelle saranno ricomprese nell’intervento.

E intanto la revisione del catasto sembra archiviata…
Questo è l’altro punto importante: il decreto sula revisione del catasto è stato abbandonato su un binario morto., mentre sarebbe decisivo per fare un’operazione con qualche segno di equità. In commissione Finanze abbiamo più volte rimarcato la necessità di riprendere la discussione, ma il punto è che se si riforma il catasto qualcuno paga di più. Torniamo al tema dell’elettorato al quale si vuole parlare.

@RaffaeleLupoli

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