Abbiamo perso il controllo sul nostro cibo, e siamo nelle mani di pochi soggetti mossi da un unico imperativo: fare profitto. Se questo implica l’uso di ogm, che ogm siano, se richiede l’utilizzo di ormoni, allora via agli ormoni. E se c’è bisogno di prodotti chimici per dare al cibo di 21 giorni un aspetto fresco, nessun problema ad aggiungerli. Tutto deve apparire ultra-fresco, anche se in realtà tutto è stato appena scongelato, e così sia. E quando il cibo non è locale, spendiamo gran parte del denaro per farlo circolare, quotidianamente, nell’economia locale. Con l’importazione del cibo prosciughiamo tanto l’economia generale quanto le nostre condizioni essenziali di vita.
La blue economy si fonda su una logica di base: utilizzare ciò che abbiamo, generare valore da risorse esistenti e rinnovabili. Passare dalla scarsità e dalla globalizzazione – che lascia almeno il 25% della popolazione senza cibo e un altro 25% con cibo malsano – all’abbondanza è possibile. Lo possiamo dimostrare. È persino facile, se ci riappropriamo della produzione alimentare. Per farlo, non basta sostituire qualcosa con qualcos’altro – per esempio gli ogm con i semi non-ogm -, è necessario cambiare il sistema e il più grande ostacolo che incontriamo in tal senso è che noi non creiamo più né rigeneriamo suolo agricolo, necessario per assicurare la vita.


Passare dalla scarsità e dalla globalizzazione – che lascia almeno il 25% della popolazione senza cibo e un altro 25% con cibo malsano – all’abbondanza è possibile. 


L’unico modo per ottenere il cambiamento è educare i bambini. Quando le ragazze sanno che tutti i pesci nel laghetto sono stati alimentati con ormoni maschili, al punto che le femmine hanno subito un cambiamento forzato di sesso, e che tutte le femmine in mare sono state uccise e le loro uova sono vendute come caviale, allora si rendono conto che queste pratiche sono barbare. Quando i ragazzi e le ragazze sanno che il 50% dei polli ibridi vengono uccisi nelle camere a gas a un solo giorno di vita, perché non depongono sufficienti uova o producono meno carne, allora in classe si scatena l’orrore!
Ora, però, è tempo di smetterla con l’orrore e di dare qualche buona notizia: possiamo produrre abbastanza per tutti anche senza “forzare” un cambiamento di sesso, senza uccidere le madri per le loro uova, e lasciando vivere gli animali meno produttivi ma che possono dare comunque un meraviglioso contributo alla vita.

Left_40

Trovi questo articolo su Left n. 40 all’interno della cover story “Semi di Resistenza”

Cominciamo producendo il cibo vicino ai luoghi in cui verrà consumato. Se mangiamo un’insalata fresca e abbiamo le uova delle nostre galline, allora avremo anche un’economia diversa. La sfida è questa: le persone hanno dimenticato che loro stessi possono produrre cibo, anche se vivono in città. In realtà, il 90% del cibo di cui le città hanno bisogno può essere prodotto sui tetti, a partire da quelli dei centri commerciali, di alberghi e di uffici. Abbiamo bisogno di ripensare il modo in cui produciamo e anche di ripensare a ciò che consumiamo. Se vogliamo soltanto la bistecca e gli hamburger allora ci troveremo in difficoltà. Se il salmone è il nostro pesce preferito, allora non dovremo pescare un’eccessiva quantità di sardine e acciughe perché sono il loro pasto principale. Ma questo non è il punto. Sarebbe molto più giusto mangiare aringhe e sardine per coprire i due terzi del nostro fabbisogno di proteine, invece di mangiare soltanto pesci come il salmone, anche perché per avere una tonnellata di salmone servono ben tre tonnellate di pesce azzurro. Abbiamo costruito tante storture ed è incredibile come riusciamo a tollerarle in nome della “produttività”.
Dovremmo tornare ai fondamentali, abbracciando contemporaneamente una moderna concezione di nutrizione. E dovremmo combinare i cinque regni della natura – piante, animali, funghi, alghe e batteri – facendo sì che la materia, l’energia e la nutrizione siano continuamente upcycled, in riuso creativo. Così come facciamo con la blue economy: utilizziamo gli scarti del caffè per coltivare i funghi e, dopo, riutilizziamo anche gli scarti di questi funghi. Lo scarto dello scarto è un prodotto ricco di aminoacidi che può essere utilizzato per creare mangimi per animali. Quando impareremo a pescare come i delfini, che indirizzano le loro prede con delle bolle d’aria?

Left n.40 è in edicola. Leggi il sommario

 @MyBlueEconomy

Commenti

commenti