Il tempo è cambiato nel Balcani. Piove e fa freddo e le migliaia di rifugiati che continuano ad arrivare da Siria, Afghanistan e Iraq sono fermi ai confini dell’Unione europea. La Croazia chiude le frontiere perché, a sua volta, la Slovenia lascia passare solo il numero di persone che l’Austria è disposta a far passare. A sua volta, Vienna, ha rallentato le pratiche dell’accoglienza. L’Unhcr parla di 10mila persone intrappolate al confine sloveno-croato e spiega che i due Paesi non hanno in nessun modo strutture in grado di accogliere numeri simili.

epa04983755 Migrants seek shelter in a container as they wait in the rain in Trnovec, due to the Slovenia border crossing closure in Croatia, 19 October 2015. Many of the migrants are exhausted, some asleep on the hard asphalt. They have been waiting for hours in the hope of entering Slovenia, the next stage on their long journey to Austria, Germany or Sweden.  EPA/IGOR KUPLJENIK

epa04983624 Migrants seek shelter under blankets attached to a fence as they wait in the rain at the closed Croatian-Slovenian border crossing in Trnovec, Croatia, 19 October 2015. They have been waiting for hours in the hope of entering Slovenia, the next stage on their long journey to Austria, Germany or Sweden. Slovenia had deployed its military to its border with Croatia to help police handle the influx of refugees who re-routed their course across the Balkans after Hungary refused to let them through.  EPA/IGOR KUPLJENIK

(Trnovec, al confine tra Slovenia e Croazia)

In Croazia c’è un treno carico di duemila persone che le autorità slovene non lasciano passare. Quello dei rifugiati e migranti continua ad essere un percorso a ostacoli: da quando l’Ungheria ha chiuso le sue frontiere con un muro e i flussi di persone si sono spostati nelle repubbliche della ex Yugoslavia, la situazione è solo peggiorata. Le agenzie umanitarie e le ONG che si trovano sul luogo parlano di una situazione drammatica: «Mancano coperte, cibo, medicine e abbiamo finito gli impermeabili» ha detto la portavoce locale dell’Agenzia Onu per i rifugiati Melita Sunjic. Insomma, l’estate e passata ma i flussi non si fermano e, anzi, rischiano di aumentare a causa del nuovo acuirsi della guerra in Siria, specie nell’area attorno ad Aleppo.

Intanto la France Press diffonde la notizia che la tendopoli di rifugiati e migranti nei dintorni di Calais, denominata The Jungle è situata in una zona classificata a rischio ambientale – perché nei pressi di due fabbriche chimiche. Secondo i parametri europei si tratta di una Zona Seveso (dal nome della cittadina lombarda dovenel 1976 si liberò una nube di diossina dallp stabilimento dell’Icmesa).

 

calais camp

(Il campo dei rifugiati a Calais)

E’ in questo contesto che a Istanbul si sono incontrati Angela Merkel e il suo omologo turco Ahmet Davutoglu. Durante l’incontro, la premier tedesca ha offerto un sostegno maggiore del suo Paese alla richiesta di ingresso nell’Unione europea in cambio di una maggiore predisposizione della Turchia ad accogliere i migranti respinti alle frontiere d’Europa. Uno scambio piuttosto cinico fatto sulle spalle che si vedranno respingere la richiesta di asilo. «I colloqui tra l’Ue e la Turchia sulla gestione delle migrazioni rischia di mettere i diritti dei rifugiati in secondo piano rispetto alle misure prese per il controllo delle frontiere e per impedire ai migranti di raggiungere le frontiere europee» aveva detto sabato scorso Andrew Gardner, ricercatore in Turchia per Amnesty International.
Merkel, che solo qualche giorno fa aveva dichiarato di essere contraria all’ingresso di Ankara nell’Ue oggi ha parlato di colloqui incoraggianti. Dal canto suo il premier turco chiede l’abolizione dei visti di ingresso per l’Europa per i suoi cittadini. Una misura che dovrebbe entrare in vigore nel 2017 e che Davutoglu chiede venga presa nel 2016. Lo scambio è chiaro ed esplicito, ma è un rischio per Merkel, visto che il principale Paese di destinazione dei turchi è proprio la Germania. Il premier turco ha anche spiegato che il suo Paese non accetterà soldi europei in cambio di un’accoglienza a tempo indeterminato di migranti e profughi: «Non vogliamo diventare un campo di concentramento».

Lo scambio con la Turchia è anche di altro tipo: in queste settimane la tensione nel Paese è alle stelle sia per quel che riguarda la guerra in Siria che il conflitto (e la repressione) dei con il Pkk e la minoranza curda. Il rischio è che l’Europa chiuda gli occhi di fronte a un atteggiamento turco che viola i diritti umani in alcune regioni del Paese in cambio di una maggiore disponibilità a riprendersi migranti e rifugiati.

@LeftAvvenimenti

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