La resistenza continua. Ignazio Marino intervistato da la Repubblica torna a spiegare gli scontrini contestati e risponde sulle smentite dell’ambasciata del Vietnam e su quelle del titolare della “Taverna degli amici”. Sugli sviluppi politici delle sue dimissioni che vale la pena aggiornarvi.
 
Marino conferma intanto di non volersi proprio risparmiare il passaggio in consiglio comunale. Vuole farsi sfiduciare formalmente, Marino, o forse – capatosta – è convinto di trovare i numeri per andare avanti: «Sto incontrando i consiglieri», dice, «voglio ascoltare le opinioni degli eletti dal popolo». A tutti, Marino, sta facendo notare il supporto ricevuto in questi giorni, supporto che avrà il suo apice nella manifestazione convocata per domenica 25 ottobre in Campidoglio. Possiamo immaginare che Marino dica ai consiglieri quello che da Repubblica dice a Renzi: «Ho grande rispetto per Renzi» – che è quindi indicato come mittente della richiesta di dimissioni recapitata da Matteo Orfini – «ma mi permetto di dire che non capita tutti i giorni che 50mila persone firmino una petizione per chiedere al sindaco di restare».
Se tanto ascolto non dovesse produrre lo sperato frutto, però, Marino spiega anche cosa potrebbe fare dopo. Ed è insistere, se non si fosse capito. «Se si faranno le primarie è possibile che ci sia anche io», dice il sindaco a Sebastiano Messina, che è un modo per dire che al momento – come abbiamo scritto sull’ultimo numero di Left – non esiste lo scenario di una candidatura alternativa, una cosa che magari coinvolga pezzi della sinistra e che ricordi lo schema seguito da Luigi de Magistris a Napoli. Non lo vuole Marino, al momento, non lo vogliono i pezzi sparsi della sinistra, da Civati a Sel. «Io sono un nativo del Partito democratico», dice Marino imperterrito. Per il Pd che voleva liberarsi di lui non è però una buona notizia. Marino, le primarie, rischia anche di vincerle.

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