«Non è assistenza sociale, ma è condivisione e solidarietà». Toni Servillo parla dello spettacolo che lo vedrà protagonista, sabato 31 ottobre, a Pomigliano d’Arco, Napoli. Toni Servillo legge Napoli al Cinema teatro Gloria è una iniziativa particolare, non molto usuale in Italia. L’incasso dello spettacolo (info qui) a cura di Teatri Uniti verrà devoluto interamente al fondo promosso dall’associazione Legami di solidarietà (Libera Campania, Fiom Cgil e la Caritas). L’obiettivo è quello di creare, nello spirito delle antiche società di mutuo soccorso, un fondo da cui attingere per sostenere disoccupati, precari, lavoratori in cassa integrazione. E non è pura assistenza finanziaria perché come si legge nel sito di Libera Campania i beneficiari metteranno a disposizione idee, competenze e saperi per attività rivolte alla comunità. Insomma, un modo per rimettere in circolo le energie che si spengono spesso quando una persona perde il lavoro e non riesce a trovarne uno nuovo. Più formazione e meno assistenza.

Left ha sentito Toni Servillo, in un momento come al solito pieno di impegni: ha ultimato le riprese del film di Francesco Amato Lasciati andare – in cui interpreta uno psicoanalista freudiano -, ha anche “dato” la sua voce all’aviatore del Piccolo principe e allo stesso tempo è protagonista di un libro che fa il punto sulla sua attività, Oltre l’attore (Donzelli editore).

Toni Servillo, ci racconti come è nata l’iniziativa di Pomigliano d’Arco.

Tutto è nato da un incontro casuale in treno, come spesso accade durante i trasferimenti per le tournée teatrali, con un attivista di Libera. Avevo già partecipato alcuni anni fa ad un’iniziativa promossa dall’associazione di Don Ciotti e mi sono reso disponibile, come già fatto in qualche altra occasione, a offrire gli incassi della serata dal titolo Toni Servillo legge Napoli.

Quali testi del vasto repertorio napoletano porterà a Pomigliano?

Nello spettacolo si incrociano le voci di grandi autori della tradizione napoletana, come Salvatore Di Giacomo, Eduardo De Filippo, Raffaele Viviani e quelli di poeti contemporanei come Enzo Moscato, Michele Sovente, Mimmo Borrelli. Abbiamo individuato l’occasione migliore nell’attività dell’associazione Legami di solidarietà, nella difficile realtà economica di Pomigliano d’Arco.

Si tratta di un tentativo di aiuto “dal basso”, di una rete sociale nei confronti dei disoccupati, dei cassintegrati di Pomigliano. Che cosa ne pensa? È assistenza o è anche un modo di creare partecipazione e quindi ridare dignità alle persone?

Non si tratta di assistenza sociale. È sicuramente un modo per affermare il valore della condivisione e, nei limiti di chi fa il mio mestiere, esprimere una forma di solidarietà attraverso il teatro, nei modi che mi sono propri. Naturalmente esistono anche altri modi che andrebbero utilizzati al meglio da chi ne ha le possibilità e la responsabilità.

Lei che porta nel suo Dna, si potrebbe dire, i segni della tradizione e allo stesso tempo della ricerca teatrale e artistica napoletana, pensa che la cultura e  il teatro, possano ridare vita alla città?

La cultura e il teatro devono essere alla base dello sviluppo e della crescita di una società, a Napoli come ovunque. Ritengo che uno degli esempi più significativi nella nostra città sia quello rappresentato dal Teatro Nuovo nei Quartieri Spagnoli. La riapertura di quella storica sala all’indomani del terremoto del 1980 è stata significativa. E così l’attività portata avanti fino ad oggi pur tra enormi difficoltà, ha permesso non solo la nascita di esperienze artistiche poi consolidatesi fino a raggiungere una dimensione internazionale, ma anche la riqualificazione di un tessuto urbanistico e sociale attraverso il teatro. E questo sottraendo molto spazio al degrado e alla criminalità.

Lei ha prestato la sua voce all’aviatore del Piccolo Principe, in uscita tra pochi giorni. Secondo lei è un romanzo sempre attuale?

Sì, come tanti capolavori, attraversa indenne le epoche nella grande tradizione dei romanzi di formazione. De Il piccolo principe apprezzo soprattutto la dimensione di perdita legata alla crescita. E per quanto mi riguarda, ho affrontato con piacere il lavoro difficile ed impegnativo del doppiaggio, cimentandomi per la prima volta in una branca diversa del mestiere di attore.

Il libro Oltre l’attore permette di allargare lo sguardo sulla sua ricerca di interprete. Lei scrive: «il laboratorio segreto di un’arte che è un’arte “che non resta”, che ha il suo fascino nel fatto che è come la vita, che passa e non c’è più».

Mi piace sintetizzare questi concetti con le parole di uno dei principali riferimenti per il mio lavoro, un grande maestro del teatro francese del Novecento, Louis Jouvet: l’attore brucia tutto se stesso sul posto.

La foto di Toni Servillo è di Francesco Maria Colombo

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