«Si è conclusa la telenovela dell’amministrazione comunale di Roma. Dopo balletti, dimissioni e controdimissioni, abbiamo registrato un fatto singolare: ben ventisei consiglieri comunali hanno scelto di rinunciare alla poltrona, dimettendosi contestualmente e dunque sciogliendo la consiliatura. In un Paese in cui i politici non si dimettono mai o quasi, vorrei evidenziare la serietà di questi rappresentanti del popolo che hanno scelto di fare chiarezza, lasciando la poltrona vista la crisi». Matteo Renzi è proprio contento, a giudicare da quanto scrive nella sua e-news. Non potrebbe essere altrimenti, d’altronde, avendo Renzi per mesi lavorato e chiesto (a Matteo Orfini, soprattutto) di far concludere l’esperienza di Marino. Matteo Renzi preferisce un commissario, Francesco Paolo Tronca, che ora lì e saluta dal balcone dell’ufficio in Campidoglio come fosse un sindaco vero, e non uno che dovrebbe fare solo l’ordinaria amministrazione. A Renzi il genere commissario però piace, tanto da volerne candidare uno anche a Milano, dove ormai la candidatura di Giuseppe Sala, liberato dall’Expo, pare ormai molto concreta. Chiuso Marino, si chiude così anche l’esperienza Pisapia, o meglio si cambia rispetto a quella che poteva essere una più coerente eredità di Pisapia, che da tempo ha detto di non volersi ricandidare.
Renzi non fa mistero di voler applicare a Roma lo stesso modello di Milano: «Adesso al lavoro sulle sfide concrete in vista del Giubileo», dice, «abbiamo dimostrato con Expo che quando l’Italia si mette in moto nessuna impresa è impossibile. Cercheremo di fare del Giubileo con Roma ciò che è stato con l’Expo a Milano». Tanto per cominciare a Tronca arriveranno più soldi di quelli stanziati per Marino, che evidentemente non se li meritava.
Renzi però dice di più, e lo fa parlando con Bruno Vespa (che questa volta comincia con le anticipazioni pure prima di scrivere il libro). Se Marino aveva detto «i pugnalatori sono 26, il mandante è uno solo», Renzi replica così: «Quando vedo certi addii scenografici mi rendo conto di quanto possa essere falsa la politica. Chi fallisce la prova dell’amministrazione si rifugia nella cerimonia di addio, vibrante denuncia di un presunto complotto, con tono finto nobile e vero patetico. Non mi riferisco solo a Marino, certo. Mi riferisco a quelli che cercano di far credere ai media che sono vittime di congiure di palazzo».

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