Non era un uomo di pace Ytzak Rabin, il premier israeliano che 20 anni fa venne ucciso da Yigal Amir, che come la destra e i coloni era ferocemente contrario all’idea di trovare un accordo con l’Olp. Come l’altro firmatario degli accordi e nemico, Yasser Arafat, Rabin era un uomo di guerra come quasi tutti i leader israeliani. Lo si vede nelle foto qui sotto. Ma era consapevole del fatto che la situazione dei Territori e di Gaza, protratta all’infinito, non avrebbe che peggiorato le condizioni di sicurezza di Israele. Quella consapevolezza, le pressioni americane ed europee e una consapevolezza simile dall’altra parte produssero il processo di pace che gli spari di Amir cancellarono per sempre. Era quello l’intento dell’assassino. Rabin in quei mesi veniva ritratto nei manifesti della destra con la kefyah di Arafat e a Gaza cominciavano gli attacchi suicidi e la lenta ascesa di Hamas. Venti anni dopo Hamas governa Gaza ed è incalzata da frange religiose più radicali e al governo di Israele c’è un oppositore degli accordi firmati da Rabin.

Passeggiata sulla spianata delle moschee dopo la vittoria nella guerra dei Sei giorni con Ben Gurion e altri ufficiali

L’ingresso alla porta dei Leoni con Moshe Dayan dopo la presa di Gerusalemme

Con il Segretario di Stato Usa Henry Kissinger

Con il presidente egiziano Sadat

Durante una visita a Nablus

1993, una manifestazione di coloni contro Rabin

Rabin, Clinton e Arafat dopo la firma dell’accordo nel giardino delle rose della Casa Bianca

Un impiegato dell’archivio nazionale israeliano mostra la pistola con cui è stato ucciso Rabin

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