«Il vero scoop sarebbe stato che papa Bergoglio vuole chiudere lo Ior dato che non c’entra nulla con la missione della Chiesa. Sapere come un cardinale, per quanto potente e famoso, si è finanziato la ristrutturazione del super attico, rasenta il gossip. Che i soldi delle offerte non finiscono tutti in opere di bene è risaputo, non serviva una nuova Vatileaks». Coautore del libro inchiesta Paradiso Ior (Castelvecchi), il tesoriere del Partito radicale, Maurizio Turco, commenta così l’arresto monsignor Lucio Angel Vallejo Balda e di Francesca Imacolata Chaouqui, rispettivamente ex segretario e membro della Cosea, la Commissione referente di Studio e indirizzo sull’organizzazione delle Strutture Economico-Amministrative della Santa Sede istituita dal papa argentino nel luglio 2013 (e sciolta nel 2014 per aver esaurito il mandato) nell’ambito dell’operazione-trasparenza legata all’adeguamento della finanza vaticana alle leggi bancarie internazionali. Secondo la tesi prevalente nei media italiani, i due sarebbero responsabili della “fuga” di documenti riservati dalle stanze vaticane, molti dei quali sono in via di pubblicazione il 5 novembre prossimo nei libri dei giornalisti Gianluigi Nuzzi e Emiliano Fittipaldi Via Crucis e Avarizia. Libri definiti dalla Santa Sede in un comunicato ufficiale, «frutto di un grave tradimento della fiducia accordata dal Papa» all’interno di un’operazione «in cui risvolti giuridici ed eventualmente penali» sono al vaglio degli avvocati vaticani.
Secondo Turco, «l’enfasi posta sulla storia dell’appartamento del cardinal Bertone», che sarebbe stato ristrutturato con 200mila euro della fondazione che si occupa della raccolta fondi per i piccoli pazienti del Bambin Gesù, secondo quanto riporta una anticipazione del libro di Fittipaldi pubblicata su Repubblica, denota una preoccupazione da parte delle gerarchie vaticane che «non corrisponde al tenore della notizia». Ovviamente, prosegue l’esponente radicale, «bisogna aspettare che i due libri escano, così si capirà meglio cosa c’è scritto e cosa c’è dietro la reazione della Santa Sede. Quello che mi sento di dire è che per ora è tutta pubblicità per i due libri che minacciano di voler bloccare. E che, se danno tutta questa importanza alla storia di Bertone, in fin dei conti un uomo di Stato, evidentemente c’è in quelle pagine qualcosa che rientra nella guerra interna tra gruppi di potere tutt’altro che risolta da Bergoglio. E che la storica assenza di trasparenza sulle cose vaticane non aiuta a risolvere».
Sulla questione della trasparenza pone l’accento anche il filosofo della politica dell’Università della Tuscia di Viterbo Tommaso Dell’Era. «Certamente – racconta Dell’Era – ogni Stato ha i suoi documenti riservati, ma la grossa differenza tra il Vaticano e i Paesi democratici è che in questi ultimi almeno su una gran parte dei documenti esiste una trasparenza amministrativa. Nel caso dell’Italia, ad esempio, esistono delle commissioni parlamentari di vigilanza, d’inchiesta, d’indagine conoscitiva che svolgono audizioni i cui atti sono pubblici o lo diventano nel corso del tempo. Inoltre qualsiasi cittadino ha la possibilità di sapere come vengono spesi dei soldi pubblici tramite le comunicazioni della Corte dei Conti. Bisogna considerare che invece in Vaticano, che è una monarchia assoluta, è imposto il segreto sulla stragrande maggioranza degli atti, siano essi giudiziari o amministrativi. E già questo rende potenzialmente trafugabili tanti documenti». Un rischio che aumenta in presenza di lotte di potere tra fazioni interne alla Curia. «Qui sta la domanda chiave di questa “nuova” Vatileaks» osserva il filosofo della politica. «Perché non hanno voluto che si conoscessero i documenti che secondo l’accusa sarebbero stati “rubati” da mons. Vallejo? Probabilmente perché mettendoli insieme, uno dopo l’altro, portano in luce un’immagine della Chiesa cattolica assolutamente diversa da quella nuova e positiva che Bergoglio enfatizza con i suoi discorsi e che però non corrisponde alla realtà, al di là del contenuto di questi libri». Secondo Dell’Era, come i suoi predecessori anche il pontefice argentino ha come obiettivo la tutela dell’istituzione: «Bergoglio non vuole assolutamente né rivoluzionare la Chiesa né cambiarla radicalmente. Vuole tutelarne il potere, restituendo un’immagine “pubblica” opposta a quella presa in eredità da Benedetto XVI». La tutela del potere è paradossalmente lo stesso obiettivo degli antagonisti che il pontefice si ritrova nella Curia. «In Vaticano non esistono buoni e cattivi – precisa Dell’Era -, esistono gruppi di potere che hanno una visione diversa riguardo al modo di raggiungere un obiettivo. All’interno di questo ambiente esistono fazioni più o meno conservatrici con un diverso approccio ai temi cari alla Chiesa. Ma nessuna di queste intende mettere in crisi il “sistema”. La prova più evidente è il risultato del Sinodo sulla famiglia. Tante dichiarazioni, tanti documenti, due anni di lavori che alla fine in concreto non hanno cambiato nulla».

   @federtulli

 

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