«Dire ciò che è, rimane l’atto più rivoluzionario». Con questa epigrafe di Rosa Luxemburg si apre il nuovo libro di Luciano Gallino, Il denaro, il debito e la doppia crisi spiegati ai nostri nipoti (Einaudi). è, ancora una volta, uno dei lucidissimi disvelamenti della realtà a cui questo autore ci ha abituati. E’ anche il più sistematico: un libro dove la lettura del nostro tempo mira all’obiettivo di una spiegazione limpida e a tutti comprensibile senza niente cedere di esattezza e di profondità. Ma a chi è destinato? Ai nipoti. Non solo ai suoi, i cinque nomi che si leggono nella dedica: anche ai nostri, a coloro che ci succederanno sulla faccia della terra. è a loro che Luciano Gallino si rivolge. E la ragione è amara. Questo studioso, da sempre lucida coscienza critica della sinistra nell’analisi dei processi sociali ed economici del nostro tempo, si rivolge alle nuove generazioni perché non vede oggi nessuna formazione politica nemmeno embrionale capace di fare quanto sarebbe necessario per opporsi alla deriva rovinosa di una doppia crisi: quella del capitalismo e quella del sistema ecologico.

Il suo è un libro ricco di dati e di informazioni economiche, politiche e storiche. Si parte dalla crisi che stiamo attraversando da anni: doppia crisi, osserva Gallino, perché a quella di un capitalismo fondato sul consumo che per aumentare i profitti ha pauperizzato i consumatori e quindi ha segato il ramo su cui siede, si aggiunge quella di un sistema ecologico danneggiato e sfruttato oltre ogni possibilità di rigenerazione delle risorse. Intanto la terza rivoluzione industriale, con lo sviluppo della microelettronica e dell’informatica, ha portato ad automatizzare molti tipi di produzione trasformando così i lavoratori in esuberi. Risultato: depressione della domanda e impoverimento dei consumatori. Ed è mutato il ruolo della finanza: si è entrati nella fase della produzione di denaro per mezzo di denaro, saltando la fase della produzione della merce. La merce ora è quella liquida, impalpabile, incerta del futuro.

E qui il lettore troverà la spiegazione di come siano nati i famosi “derivati” e del processo della “cartolarizzazione”, all’origine della spaventosa crisi apertasi nel 2008. Ma vedrà anche come e perché la crisi creata dalle banche private sia stata pagata non dalle banche ma da tutti noi. E capirà quanto deliberato inganno ci sia stato nella convinzione diffusa dalla cancelliera Merkel e da tutti i suoi compagni di cordata nel diffondere l’idea che il debito gravi su ciascun cittadino e nel celebrare i meriti della “casalinga sveva” che non spende un euro di più di quelli che ha in casa. Questo bel modello di virtù è quello che ha schiacciato le vite di tanta parte di cittadini europei – greci in particolare – sotto la feroce pressa dell’austerità imposta con metodi dittatoriali da un’autocrazia finanziaria, la famigerata Troika, e da istituzioni europee espressione di una oligarchia di interessi per lo più privati, in spregio ai princìpi della tutela dei diritti umani affermati dalle nostre costituzioni europee. Forse qualcuno obietterà, ricordando i meriti della Banca centrale europea e del suo governatore, l’italiano Draghi: ma Gallino ricorda che il trilione e passa di euro messo a disposizione delle banche private dalla Bce all’1% di interesse è stato usato per ripianare i debiti delle banche stesse o per compare titoli di Stato? Se le imprese non ne hanno approfittato per investire è perché non sapevano a chi vendere gli eventuali prodotti.

Non possiamo seguire uno per uno i capitoli di un libro denso di cose quanto limpidamente dominato nella forma. Ma alcuni punti debbono essere almeno elencati. Esempio:

1) perché le scuole sono state assoggettate alle assurdità del programma Pisa? E perché per le università si è inventata la nozione di credito, misura universale calcolata in 25 ore di tempo per leggere e assorbire una quantità prefissata di pagine o di lezioni “frontali”? Appartiene alla stessa scienza statistica della barzelletta dei due polli e due consumatori: uno ne mangia due e l’altro nulla. Eppure tutti sanno quanto possano essere diversi da persona a persona i tempi dell’intelligenza. La ragione è semplice: si è voluto colpire le sedi di maturazione del pensiero critico e costringerle a sfornare solo esecutori obbedienti.

2) Che cosa altro è la scomparsa dell’idea di uguaglianza nata con la Rivoluzione francese se non una sconfitta politica, sociale, morale che pesa su tutti noi? Possiamo solo augurarci che i nostri nipoti abbiano il tempo e il modo di riscattare il mondo.

3) Perché la nostra crisi italiana è peggiore delle altre? Tra le cause spicca il servilismo dei nostri governi davanti alle imposizioni della Troika ma anche, ahimé, la mancanza di cultura e di proposte concrete che differenziano i verbosi incoraggiamenti del presidente Renzi dal discorso del presidente Roosevelt del marzo 1933: un discorso, questo, che fu seguito dopo poche settimane dalla creazione di tre agenzie per l’occupazione, da una serie grandiosa di opere pubbliche, da una grande riforma del sistema bancario.

Da noi, invece, si procede tagliando fondi alla sanità. E, come tutti sanno, il diritto alla salute è diventato vana parola.

Commenti

commenti