Effetto della crisi o del cambiamento climatico? Nel 2014 la qualità dell’aria nelle città italiane è leggermente migliorata. O almeno così si legge nel rapporto sulla Qualità dell’ambiente urbano diffuso dall’Istat. I dati relativi all’aria sono tutti sostanzialmente positivi e si registrano fattori positivi anche in altri ambiti, sebbene con differenze e ritardi che rendono i piccoli miglioramenti insufficienti.

I capoluoghi dove i limiti di legge relativi alla concentrazione delle polveri sottili sono stati superati per oltre 35 giorni scendono da 44 a 35. Mentre sono 23 (erano 35 nel 2013) i capoluoghi dove si supera la concentrazione media annua di biossido di azoto – particolarmente grave la situazione a Brescia, Genova, Firenze, Roma e Palermo. Quanto all’ozono si dimezza il numero di città in cui si superano i limiti per oltre 25 giorni.

C’entrano la crisi e il clima o si tratta di politiche virtuose? Questo l’Istat non lo dice, ma certo è che l’aumento delle temperature medie invernali contribuisce a ridurre il numero di ore in cui i riscaldamenti sono accesi – e i caloriferi sono la principale fonte di inquinamento urbano. Una controprova è il calo di consumo energetico, sia elettrico che di gas metano per consumi domestici.

La crisi ha poi fatto diminuire per diversi anni consecutivi il parco auto circolante e aumentato di poco la domanda di trasporto urbano collettivo, mentre le nuove auto sono meno inquinanti, anche questi fattori contribuiscono al piccolo miglioramento della qualità dell’aria.

Il 2014 è anche l’anno in cui il tasso di motorizzazione torna a salire. In Italia circola un numero di auto ridicolo: 619 per mille abitanti contro le 494 della media europea nel 2013 – 502 in Gran Bretagna, 545 in Germania. Nei capoluoghi le auto circolanti nel 2014 sono 603 per mille abitanti, mentre nel 2011 erano 635. Tornano a crescere dello 0,1% le auto circolanti e le nuove immatricolazioni fanno un salto (+7,5%).

«In generale, la domanda di mobilità privata tende a essere più consistente nelle città medie e piccole, e il valore medio dei grandi comuni è nettamente inferiore a quello degli altri capoluoghi (566 contro 652) (…) Rispetto al 2013, il calo del tasso di motorizzazione è particolarmente marcato nelle città del Centro (da 642 a 617 auto ogni mille abitanti) e del Mezzogiorno (da 601 a 591), mentre al Nord la flessione è lieve (da 603 a 602). Il calo si concentra nel sottoinsieme dei grandi comuni, dove si passa da 585 a 566 auto ogni mille abitanti. I cali più vistosi si osservano a Roma (da 659 a 619), Milano (da 542 a 516) e Catania (da 698 a 671)».

Lieve aumento della domanda (+3,3%) di trasporto pubblico – anche qui: migliore offerta o crisi? – concentrata in alcuni grandi comuni, in particolare Napoli, Torino, Venezia, Bologna, Palermo.

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Buoni segnali sul fronte della raccolta differenziata dei rifiuti e dell’impiego di fonti rinnovabili. La raccolta differenziata è pari al 38,6% del totale, +3% in un anno e nettamente sotto l’obbiettivo fissato del 65% entro il 2012. Il divario Nord-Sud è molto elevato: i primi capoluoghi per raccolta sono Pordenone, Verbania, Belluno, Mantova, Treviso, Trento tra il 70 e l’80%, mentre in Sicilia sei capoluoghi su nove sono sotto al 10%.

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Cresce anche l’impiego di impianti di fotovoltaico, sia a uso privato che sui tetti degli edifici pubblici. Il dato è particolarmente positivo perché i bonus e incentivi non erano più in essere. Le città più fotovoltaiche dove la potenza complessivamente installata supera i 30 kW ogni mille abitanti: Novara, Gorizia e Lucca (soprattutto su edifici produttivi), L’Aquila (prevalentemente su edilizia residenziale), Salerno (con un parco fotovoltaico di proprietà comunale), Lanusei, Ascoli Piceno e, tra le grandi città, Bologna.

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