I lavoratori dei fast food e dei ristoranti, quelli delle grandi catene che passano ore a infornare pizze, girare hamburger, friggere, consegnare a casa, pulire bagni a tutte le ore del giorno e della notte, hanno intenzione di pesare e farsi sentire nell’anno delle elezioni presidenziali americane. E con loro i guardiani, le maestre d’asilo e tutti gli altri che lavorano duro e guadagnano troppo poco.

I lavoratori chiedono un salario minimo di 15 dollari l’ora e il diritto di organizzarsi in sindacato e hanno scioperato in centinaia di città americane, dando il via a una campagna lunga un anno per far pesare la voce dei 64 milioni di lavoratori che guadagnano il salario minimo. Come get my vote, è lo slogan, vieni a conquistarti il mio voto. Questo è un pezzo della base democratica che, se mobilitato, peserà molto nelle primarie e nell’urna del novembre 2016.

Gli scioperi sono una prova di forza, da tre anni il movimenti di Fight for 15 e altri cresce e si organizza e quella di ieri è stata la giornata più importante e partecipata. Le campagne raccolte sotto l’ombrello di Fight for 15 sono decine e in molti Stati e hanno come spina dorsale organizzativa la SEIU, il sindacato del terziario poco avanzato, ma indispensabile alla vita delle città e dei grandi palazzi delle corporation. La gente chiede malattie pagate, sostengo per la cura dei bambini – senza il quale non si può andare a lavorare per una paga da fame.

Ai comizi di New York c’era anche il sindaco Bill de Blasio che ha ricordato come lo Stato governato da Cuomo e la città abbiano approvato leggi che portano progressivamente i salari al minimo di 15 dollari. new York non è sola: sono molte le città e gli Stati  governati dai democratici che hanno fatto scelte in questa direzione. Lo stesso presidente si è detto favorevole.E con lui tutti gli aspiranti democrtici a succederli (che sono rimasti in tre)


Anche Bernie Sanders, senatore del Vermont candidato alle primarie democratiche era a uno dei comizi. Il suo discorso, sotto la pioggia, nel video in fondo alla pagina.

@minomazz

Di questo movimento abbiamo scritto su Left a giugno, parlando con alcuni dei protagonisti e facendoci spiegare come organizzano le loro campagne. L’articolo è qui.

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