(PARIGI) Questa volta li ho sentiti gli spari. Avevo appena messo a letto i bambini. Ho chiuso in fretta le persiane, ho scoperto poco dopo che degli ostaggi sono prigionieri al Bataclan, una sala da concerti a poche centinaia di metri da qui. Proprio in questo momento (00.23) ho sentito degli altri botti, più forti, forse la polizia sta intervenendo. Sirene. Conosco questa paura, è la stessa del 7 gennaio ma adesso è più profonda perché si è radicata dentro di me. La riconosco. Rumore di elicotteri. Mille messaggi, stai bene? Restate chiusi in casa. Ma cosa succede? Nessuno lo sa. È un venerdì sera, la temperatura è mite, la gente è uscita per mangiare, andare al cinema, a sentire un concerto, allo stadio. Parigini, turisti, un’ordinaria sera di inizio weekend.


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E invece è la guerra. Ai quattro angoli della città, un kamikaze allo stadio, delle sparatorie vicino al Canal Saint Martin, in Rue de Charonne, gli ostaggi a boulevard Voltaire, decimo, undicesimo arrondissement, i luoghi dove si esce la sera sono sporchi di sangue, cadaveri in terra, gente che scappa, che grida, che piange. A mano a mano che passano i minuti la situazione si fa sempre più confusa, assurda. Mi vengono in mente Bagdad, Beirut appena ieri, Aleppo, sembrano luoghi lontani dove accadono cose mostruose ma che restano lontane da noi. E invece il presidente Hollande ha dichiarato lo stato d’emergenza, non succedeva dai tempi della guerra d’Algeria, coprifuoco, perquisizioni, chiusura di luoghi pubblici, chiusura delle frontiere, città blindata. La guerra insomma, quella vera. Ora io non so cosa sta succedendo, non so nemmeno quali sentimenti provare, a chi chiedere aiuto, cosa pensare, ma so che domani arriverà. Domani sapremo il numero delle vittime, sapremo il dolore degli amici, dei familiari, domani dovrò spiegare ai miei figli che non possiamo uscire liberamente, che è successo di nuovo, come qualche mese fa, e anche peggio, molto peggio. Domani tutto sarà rimesso in discussione. La vita quotidiana e gli avvenimenti straordinari, la storia piccola e quella grande. Ma per tutti sarà un grande dolore. Questa città che amo, che ci ha accolti, come si sveglierà domani? Domani. La notte sarà lunga da attraversare.

Foto in apertura: l’insegna che il Bataclan, fra i luoghi colpiti dagli attentati della scorsa notte, aveva esposto il 7 gennaio dopo l’attacco alla redazione di Charlie Hebdo

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