I primi momenti, lo sgomento. Poi il circo. Poi, piano piano i nodi politici che vengono al pettine, con il premier che non vuole parlare di guerra e nella sua periodica e sentimentalissima Enews invita tutti a «non perderci in polemiche di parte», e il ministro della Difesa Roberta Pinotti che difende il lavoro delle aziende che in Italia producono armamenti, e li vendono anche in Medio Oriente, anche in Paesi scossi dai conflitti.

Una carrellata della settimana, giustamente monopolizzata dagli attentati di Parigi, dal susseguirsi di allarmi bomba, stazioni della metro chiuse, stadi evacuati, deve però cominciare dagli orrori che hanno accompagnato lo sgomento. Dalla polemica tra l’editorialista de l’Unità Fabrizio Rondolino e Emergency, dagli status di Matteo Salvini. Tutte cose che ci saremmo risparmiati volentieri, come i titoli di Libero (Bastardi islamici) e del Messaggero (Massacro islamico) o quello del Tempo di due giorni dopo, con la mano che brandisce un crocifisso in prima pagina. Ma facciamo un breve riassunto. Rondolino, ad esempio, ha scritto: «Emergency è un’organizzazione politica antioccidentale mascherata da ospedale ambulante. Va isolata e boicottata» e «Peggio di Belpietro oggi c’è soltanto Gino Strada». In una successiva intervista a La Zanzara di Radio24 ha argomentato meglio, dicendo che lui il 5 per mille lo dà a Medici senza frontiere, perché «fa la stessa cosa senza fare politica». E per politica si intende predicare la pace. Salvini, invece, ha da subito, con Giorgia Meloni, invocato un intervento militare. Salvini non ha perso occasione per amplificare gli allarmi né per alimentare bufale. Beccandosi, nei giorni successivi, una reprimenda non diretta da parte del candidato del Front National alla presidenza della regione parigina: «Non diremmo mai certe cose dei musulmani, chi le dice è uno stronzo». Che (ahinoi) il FN crede di poter vincere le elezioni francesi e per farlo serve non spaventare troppo i moderati. Al resto ci pensa l’ISIS, nemico e alleato naturale.

Proprio al leader della Lega risponde Matteo Renzi nella citata Enews. «Chi fa politica non può concedersi il lusso della superficialità», dice il premier che però non va oltre l’ovvio invito alla prudenza: «Questa partita è molto più complessa di come in tanti la raccontano. Interventi spot possono creare danni ancora più grandi come accaduto in Libia, vicenda di cui noi italiani conosciamo bene le conseguenze. E a quelli che dicono: “chiudiamo le frontiere dell’Europa” voglio ricordare che gli attentatori di Parigi erano francesi, che il boia dell’Isis in Siria – appena ucciso da un drone americano – era un cittadino inglese, che le ricerche di queste ore si stanno concentrando in Belgio e nelle periferie della capitale transalpina, non in Medio Oriente». Renzi si mostra prudente così come prudente è stato Paolo Gentiloni relazionando in parlamento dove ha assicurato che «faremo di più come Paese, perché la situazione lo merita e lo impone», che «reagiremo uniti insieme alla Francia, e possiamo e dobbiamo fare molto di più», ma che «non è il momento dei dettagli».

Più concreta è invece la posizione di Roberta Pinotti e di Mauro Moretti, ad di Finmeccanica chiamati in causa per commentare quanto noi di Left come altre testate abbiamo notato. Sono più concreti, quindi, ma perché interpellati su un aspetto specifico della vicenda, sul paradosso dell’occidente che si trova spesso a combattere gruppi che egli stesso ha armato, armi che ha prodotto e venduto. La polemica è stata ripresa dai parlamentari di Sinistra Italiana e dai 5 stelle, soprattutto da Di Battista. Il Movimento 5 stelle si è però caratterizzato per una posizione più sfumata sulla questione delle frontiere. Come sempre l’immigrazione è un tema scivoloso per Grillo & Co.

Moretti, comunque, della polemica non ne vuole sapere: «I tre episodi, Parigi, Beirut e l’aereo russo, sono stati causati da strumenti poverissimi», dice da Roma, «È così, e in Italia il dibattito e sul commercio delle armi. Ma di cosa stiamo parlando?». Il ministro Pinotti «è tutto nel rispetto della legge» dice invece a proposito del carico di bombe – di componenti, in realtà – prodotte in Italia e partite per l’Arabia Saudita. Avrete visto le foto del cargo 747 partito dall’aeroporto di Cagliari. Il giornalista di Repubblica Francesco Giovannetti, la segue a margine di un convegno e le chiede un commento più politico e meno formale: «Non è che bisogna valutare la possibilità di essere meno ricchi ma più sicuri?». Nessuna risposta. Moretti parla di più. Il collega gli ricorda di quando in commissione al Senato disse «il pacifismo è bello ma ha dei costi». E lui risponde: «Noi siamo un’impresa che lavora secondo le leggi. Abbiamo 50mila persone da dover alimentare come lavoro».


 

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