Oggi monsignor Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara, fa notizia per le parole pubblicate da il Fatto Quotidiano in un articolo di Loris Mazzetti e pronunciate in treno. L’alto prelato non ama il papa e avrebbe pronunciato queste parole. 

“Speriamo che con Bergoglio la Madonna faccia il miracolo come aveva fatto con l’altro”. Il riferimento a papa Luciani è appena velato. La frase è dell’arcivescovo di Ferrara, Luigi Negri, alto prelato in profondo disaccordo con Francesco e punto di riferimento di Comunione e Liberazione. Negri, allievo di don Giussani, è anche noto per aver contestato la magistratura quando incriminò Berlusconi per il caso Ruby. A chi allora gli fece notare che gran parte del mondo cattolico era indignato sulla vicenda delle Olgettine, rispose: “L’indignazione non è un atteggiamento cattolico”.

Sul numero 12 di Left avevamo pubblicato un suo ritratto. Che il monsignore non è nuovo a sparate fuori luogo.

 

«Tornavo a casa alle tre di notte. C’erano persone intente in atti di promiscuità. Ho visto scene di sesso tra due ragazzi e un gruppo, evidentemente ubriaco, coinvolto in atteggiamenti orgiastici. Io non ho mai visto un postribolo. Ma l’idea era quella». Correva l’anno 2013, mese di luglio, notti afose, di movida. Monsignor Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, rientrava nella sua residenza, quando restò così inorridito dalla scena da pensare a un postribolo anche se non ne aveva mai visto uno. Pensò di far chiudere quei bar, i cui locali sono di proprietà proprio della curia (chissà se lì si paga l’Imu).

Eppure qualche idea di postribolo dovrebbe pure essersela fatta, Negri, visto che non disdegna di farsi ritrarre accanto a Silvio Berlusconi accusato di sfruttamento della prostituzione minorile. Ma «le incoerenze etiche di un governante non distruggono il benessere e la libertà del popolo», è convinto il prelato. E «la moralità dei politici va giudicata dall’impegno nel perseguimento del bene comune che consiste nel benessere del popolo e nella libertà della Chiesa. Diversa è la moralità privata che giudicherà Dio». Insomma, per Negri, Berlusconi era l’uomo che «almeno non approva i Dico». Dai microfoni di Radio Vaticana disse che non avrebbe dato nemmeno la comunione a chi li avrebbe votati, tipo Rosy Bindi: «Chi celebra l’Eucarestia non può poi tollerare e consentire leggi che sono evidentemente eversive dell’antropologia personale e familiare che dall’Eucaristia scaturisce». Si aspettava grandi cose, monsignor Negri, da Berlusconi: «Ci sono le condizioni per orientare cattolicamente la restante parte della legislatura verso i principi non negoziabili: vita, famiglia, libertà di istruzione».

Le uscite pubbliche di Negri, negli anni, compongono un sillabario così bizzarro e temibile da finire – poche settimane fa – sul Washington Post. A far scattare le antenne del corrispondente Usa sono state alcune analisi sulla crisi economica che hanno già mozzato il fiato ai ferraresi, grazie agli attenti cronisti di Estense.com: «La legge sull’aborto non ha consentito di venire al mondo a oltre sei milioni di italiani e la scarsità di figli ci ha fatto sprofondare in questa crisi economica».

Il consueto tran-tran di sparate accoglie, proprio mentre scriviamo, un anatema contro l’ideologia gender: «Con la sua insana pretesa di sopprimere la differenza sessuale separandola da qualsiasi indicazione naturale, per ridurre la stessa sessualità a pura istintualità». Lo «tsunami» del gender lo turba da tempo al punto da sospettare una “congiura” del “pensiero unico radicale”.

E la legge sull’omofobia? Ecco una selezione a riguardo: «È un delitto contro Dio e contro l’umanità», «un reato di opinione che evoca i tempi torbidi delle ideologie statali che sembravano superati per sempre». «Chi continuerà a fare riferimento alla grande tradizione eterosessuale dell’occidente rischia di essere inquisito se esprime pubblicamente le proprie convinzioni». «Assurdo che un cardinale spagnolo sia stato iscritto nel registro degli indagati per avere ripetuto più volte un passo di San Paolo che ricorda come l’omosessualità è una devianza grave».

E ancora: rispetto alla dolorosissima decisione di interrompere la nutrizione artificiale a Eluana Englaro, 17 anni, in stato vegetativo, Negri rompe il «silenzio orante» su Radio anch’io, per dire «che è stato compiuto un gesto di violenta eliminazione della vita su una persona debole e indifesa».

Intendiamoci, Negri non è un Don Abbondio qualsiasi, è un teologo di prim’ordine, i suoi discorsi sono assolutamente sofisticati. Uno dei suoi fedeli dei tempi di San Marino ebbe a dire: «Quanto alle sue omelie, bravo chi ci capisce tutto. Quando gli prende, gli vien fuori un linguaggio così alto, così difficile, che la cattedrale piomba in un silenzio di tomba, e vedi certe facce concentrate… Non lo so spiegare, bisogna esserci…». Negri, infatti, non si esime certo da considerazioni tanto teologiche quanto azzardate. Il suo chiodo fisso a riguardo sono le Crociate («movimento di fede, impeto gratuito e missionario»): «Noi – cristiani del Terzo millennio – alle Crociate dobbiamo molto. Dobbiamo che non si sia perduta la possibilità dei grandi pellegrinaggi in Terra Santa». Liquidando così il “piccolo” neo della violenza: «La fede dei crociati si è espressa nella violenza, ma non l’ha mai generata, una fede che è Una, e aveva bisogno del Corpo, di Gerusalemme». Ma un pezzo della Chiesa ripudia la guerra?! «Ci vuol ben altro che un po’ di pacifismo d’accatto e di cattolici che sfilano egemonizzati dai sindacati!».

Bisogna capirlo, forse. Negri, milanese, ha preso i voti «per contestare la contestazione». Fu l’incontro con Don Giussani a salvarlo, con Comunione e liberazione (di cui diverrà dal 1965 al 1967 primo presidente diocesano e ancor oggi punto di riferimento del movimento) dalle insidie del marxismo, del laicismo, del Sessantotto. Ancora di più dei ragazzi che si baciano lo fanno inorridire le donne che pretendono l’autodeterminazione e l’idea stessa che sia «l’uomo storico e terreno il protagonista della (propria) liberazione. E la liberazione si costruisce quaggiù attraverso i movimenti politici, i partiti, le avanguardie rivoluzionarie. Un mondo chiuso al trascendente».

Negri sembra avere orrore del «cristianesimo che non si impone, che non travolge, soprattutto che non dice niente di esplicito per non violare la coscienza altrui», di «una Chiesa ridotta individualisticamente a certe pratiche spirituali, a certe emozioni individuali o a una certa pratica caritativo-sociale». Un mondo in cui dominano internet («sentiero polveroso del nulla»), la fecondazione assistita (Ebola spirituale), i registri delle coppie di fatto, la Ru486, le zucche di Halloween (roba da satanisti), la meditazione yoga; film come Le Streghe di Salem («un misto di satanismo, oscenità, offese alla liturgia e alle realtà ecclesiali che rasenta livelli difficilmente tollerabili», la filosofia new age e i tarocchi, gnosticismo, millenarismo, panteismo, relativismo, sincretismo finanche il salutismo. E poi ufologismo, magia, occultismo, stregoneria, divinazione e cartomanzia. Ed è nelle parrocchie che potrebbero annidarsi le sette, magari mimetizzate «da attività di ginnastica». «Caricature della religione» per le quali «le grandi discoteche sono i primi luoghi di reclutamento e iniziazione». Si salvano solo la messa in latino, le Sentinelle in piedi e il Jobs act.

Ogni giorno, monsignor Negri, si alza alle 6 e l’ultimo pensiero della giornata è: «Rifletto sul destino, sui compiti da assegnare ai miei preti. E dico a Gesù: cerca di evitare di farmi fare cazzate».

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