Forse alzare la mano e dire “ho un’idea” nel bel mezzo della conferenza sul clima di Parigi – dove i grandi della Terra discutono alla disperata ricerca di soluzioni al surriscaldamento, come conciliare l’economia dei paesi in via di sviluppo o come riuscire a mettere fine al consumo esagerato di carbone da parte della Cina – proponendo il ciclismo come panacea di tutti i mali potrebbe risultare quanto meno semplicistico e balzano. Eppure gli effetti di una rivoluzione su due ruote sarebbero meno irrisori di quanto si possa pensare. Se infatti tutti usassimo di più il trasporto su due ruote, o anche solo lo facessimo quanto lo fanno in Olanda e Danimarca, i livelli di emissioni di CO2 e il conseguente effetto serra potrebbero essere di gran lunga ridotti.

Se al primo posto per inquinamento e impatto ambientale troviamo le fabbriche e la produzione di energia, al secondo posto fra le attività che producono più emissioni di gas serra troviamo i trasporti.
Colpevoli, vista l’era globalizzata e di spostamenti frenetici da una parte all’altra del mondo, di incidere fortemente sui cambiamenti climatici in atto.

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L’ambiente principale per la bicicletta sembra essere la città. Secondo un rapporto sull’uso dei trasporti in Europa prodotto dalla Commissione europea in media in Ue i percorsi che affrontiamo sono inferiori ai 5km una distanza che quindi pedalando può essere coperta in meno di 30 minuti. Se poi l’ambiente urbano non facilita le due ruote per dislivelli o grandi dimensioni, come nel caso di Roma e dei suoi sette colli, ci si può sempre affidare alle e-bike o all’intermodalità con veicoli pieghevoli che possono essere tranquillamente caricati sui mezzi di trasporto pubblici.
Insomma i vantaggi sembrano essere molti, andare in bicicletta è divertente, mantiene in forma, facilita gli spostamenti in città e non inquina. Ma quante emissioni riusciamo a ridurre semplicemente saltando in sella alla nostra bici piuttosto che in macchina o in moto? Se ipoteticamente importassimo uno stile di vita più nord europeo e facessimo come in Olanda o in Danimarca quanto meno inquineremmo?
A questa domanda risponde in modo abbastanza esaustivo un documento prodotto dalla European Cycling Federetion nel 2011. L’analisi parte da un paragone tra i vari mezzi di trasporto e le biciclette (elettriche e non) includendo ovviamente nel calcolo, non solo il mero ultizzo del mezzo, ma anche il costo ambientale di produzione del veicolo e le calorie in cibo che devono essere reintegrate se si scelgono le due ruote.

Il tasso di emissioni per una bicicletta ordinaria è circa di di 21 grammi di CO2e (anidride carbonica equivalente) a persona per chilometro percorso. Nel caso delle e-bike, la cifra sale lievemente a 22g / km. Le emissioni di una automobile di media cilindrata sono invece più di dieci volte maggiori e si aggirano attorno ai 271g / km a persona, mentre per i passeggeri di autobus ci si assesta attorno ai 101g / km. Ciò significa che se tutti i Paesi europei raggiungessero i livelli danesi di spostamento su due ruote potremmo ridurre tra il 5 e l’11 per cento la quota totale di emissioni fissata per il 2020 dall’Unione europea e tra il 57% e il 125% della quota di emissioni che è necessario diminuire nel campo dei trasporti.
Un altro studio, pubblicato a metà novembre e effettuato dall’Institute for Transportation & Development Policy (Itdp), sottolinea inoltre che il ciclismo, in moltissime parti del mondo, svolge un ruolo sempre più importante per la mobilità delle persone. E, se da un lato si tratta della diffusione di una moda – questa volta possiamo tranquillamente dire: lunga vita agli hipster – e di uno stile di vita diventato improvvisamente “cool”; dall’altro effettivamente la convergenza dei benefici per la salute prodotti dall’attività fisica e la convenienza economica della bicicletta come mezzo di trasporto contribuiscono concretamente a ridurre il consumo energetico e le emissioni di CO2 in tutto il pianeta. Secondo il rapporto di Itdp infatti un consistente aumento del numero di ciclisti potrebbe far risparmiare alla società circa 24 trillioni di dollari tra il 2015 e il 2050, e ridurre le emissioni di CO2 prodotte dai trasporti pubblici urbani di quasi il 11 per cento nel 2050 senza penalizzare la frequenza abituale dei nostri spostamenti all’interno della città.

E in Italia quanto pedaliamo?

È presto detto. A dicembre 2014 un rapporto della Commissione europea segnava la percentuale italiana 2 punti al di sotto rispetto alla media europea di utilizzo della bicicletta come mezzo di trasporto (il 6% contro l’8% Ue) e a ben 30 punti di distanza dalla media olandese, dove a usare regolarmente la bici per muoversi è ben il 36% della popolazione. Nell’ultimo anno però, secondo “A Bi Ci della ciclabilità”, un rapporto di Legambiente pubblicato lo scorso aprile, l’uso delle bici nel Bel Paese è aumentato, soprattutto nelle città più o meno grandi. Addirittura sono 20 i capoluoghi italiani vantano performance di ciclabilità di livello europeo, e in altre di medie dimensioni almeno un quarto della popolazione quotidianamente usa la bici in città.

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L’impressione generale che si ricava dalla ricerca è che in molte città sia bici boom e che l’uso delle due ruote nei giorni feriali stia raggiungendo livelli davvero interessanti. Almeno un quinto degli abitanti di Ravenna, Rimini, Piacenza, Sondrio e Venezia-Mestre ormai stabilmente preferiscono questo stile di mobilità e anche a Pordenone, Biella, Pavia, Reggio Emilia, Novara, Padova, Pisa, Cremona la percentuale di domanda di mobilità soddisfatta dalle bici è estremamente positiva. A giovarne sicuramente saranno il clima e la salute, e anche noi potremmo dire di aver fatto la nostra parte e di non aver lasciato a faticare solo i grandi della terra chiusi a Parigi a discutere.

   @GioGolightly

 

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