«Holly came from Miami, F-L-A / Hitchhiked her way across the U.S.A / Plucked her eyebrows on the way / Shaved her legs, and then he was a she».

 

«Holly veniva da Miami, Florida / attraversò gli Usa in autostop, / sulla via diradò le sopracciglia, / si rasò le gambe, e così lui divenne lei» inizia così Take a walk on the wild side di Lou Reed. Holly è Holly Woodlawn, morta domenica a Los Angeles all’età di 69 anni per un cancro al cervello. La sua vita racchiude un pezzo di storia e si raccontà che Truman Capote incontrandola a una festa le disse: «Holly tu sei il volto degli anni 70». Nata a Portorico come Haroldo Santiago Franceschi Rodriguez Danhakl presto emigrò negli Stati Uniti e iniziò un percorso di transizione, quello raccontato anche nella famosa canzone di Lou Reed, che la portò a diventare Holly Woodlawn.

Il nome che scelse è un omaggio alla protagonista di Colazione da Tiffany di Capote, mentre il cognome fa riferimento al cimiteri di New York. Drag queen, regina dei salotti artistici, spogliarellista, attrice in film d’avanguardia, tossicodipendente, cantante, musa ispiratrice di fotografi, registi e musicisti: la Woodlawn è stata tutto quello che in quegli anni si doveva essere per diventare un’icona Underground. A metà degli anni 70 fu la super star di Andy Warhol che la volle nel suo film “Woman in Revolt” e in “Trash – I rifiuti di New York”, prodotto dallo stesso Warhol, e girato da Paul Morrissey.

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Holly era un simbolo di libertà e trasgressione, ebbe più volte guai con la legge e finì anche in carcere per dei brevi periodi. Negli ultimi anni si è dedicata a spettacoli e cabaret ed è comparsa in pellicole e telefilm con dei cameo. L’ultimo nel 2014 in Trasparent – serie tv che al centro ha proprio la storia di un uomo che inizia a 70 anni il suo percorso di transizione – in due episodi dove interpreta Vivian.
La straordinaria vita di Holly Woodlawn, raccontata in modo spregiudicato e esilarante, è raccolta nel libro autobiografico Coi tacchi alti nei bassi fondi. Dall’infanzia come ragazzino malinconico a Portorico fino alla conquista dei palcoscenici in abiti femminili, passando per la Factory del padre della pop art, le memorie di Holly sono lo stupefacente ritratto di un’esistenza vissuta col piede costantemente premuto sull’acceleratore. Sempre senza rimpianti e con piglio da vera combattente.

holly woodlawn morte

   @GioGolightly

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