Alla fine dell’anno arriva sempre il momento in cui la rivista americana Time fa il punto su quelle che sono state le personalità più importanti degli ultimi 365 giorni. Dal 19 novembre la redazione ha fornito una lista di nomi sulla quale gli utenti potevano esprimere la propria preferenza. A spopolare è stato il senatore democratico Bernie Sanders, in corsa per le primarie democratiche e campione della sinistra Usa. Tra i nomi noti in lizza per il titolo di Person of the Year sottoposte al giudizio dei lettori anche l’avversaria e compagna di partito Hillary Clinton, più famosa e forte di Sanders sul terreno elettorale, ma a quanto pare meno capace di entusiasmare una community di fan. Mentre infatti Bernie si è piazzato al primo posto con oltre il 10% delle preferenze totali Hillary è solo a metà della lista con un 1,4%, praticamente solo una posizione sopra a Taylor Swift, giovane cantante pop idolo dei teeneger.
Invece “nonno” Bernie, classe 1941 e capace di sdoganare negli States la parola “socialismo”, piace di più di Taylor, dell’ attivista pakistana Malala Yousafzai, di Adele, di Barack Obama, della star tv Stephen Colbert, dell’Emmy Award Viola Davis o della tennista Serena Williams.
E in effetti un motivo, anzi forse più d’uno, per tutto questo successo c’è. In primis Sanders ha contribuito a ridefinire la corsa presidenziale tra le file democratiche, spostandola decisamente a sinistra e portando con sé i propri avversari tra cui la stessa Clinton famosa per delle posizioni ben più moderate di quelle che ha espresso pressata dal progressismo del senatore del Vermont. Un progressismo che guarda alla spesa sanitaria in modo moderno , alle università e all’istruzione pubblica e che in economia rispolvera la MMT (Modern Monet Theory) promuovendo il lavoro per esempio di Stephanie Kelton e James Kenneth Galbraith. All’inizio dell’anno in un articolo apparso su Vox che prevedeva l’impatto dirompente di Sanders sulla scena politica americana a sinistra si poteva infatti leggere questo:

Una sfida netta alle tradizionali posizioni dei democratici sulla programmazione economica – espresse da Barack Obama, Bill Clinton, Walter Mondale tra gli altri – è lanciata da Bernie Sanders, senatore del Vermont e nuovo capogruppo dei democratici alla Commissione Bilancio.La nomina a economista capo di Stephanie Kelton, professoressa della University of Missouri-Kansas City, è la grande mossa di Bernie Sanders.

E anche se, come si può vedere, nella corsa per la nomination democratica nel 2016, pur avendo guadagnato moltissimi punti, rimane un lontano secondo rispetto a Clinton.

Bernie Sander è riuscito a entusiasmare le folle e riempire le sale con una politica capace di parlare agli americani in modo nuovo, di coinvolgerli e di emozionarli. Di fargli sentire “the Bern”. E infatti Feel The Bern è uno degli slogan di Sanders diventati virali sul web, tanto che in molti ci hanno addirittura prodotto tazze, t-shirt e merchandising vario in onore del senatore socialista del Vermont.

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Il punto di forza di Sanders è il suo essere un visionario, in grado di ricostruire dal basso una sorta di American Dream di sinistra, di felicità equa e condivisa. Bernie è un candidato che propone cose che sembrano inimagginabili per gli Usa che siamo abituati a conoscere. Cose come: l’accesso gratuito alle Università pubbliche, una concreta regolamentazione di Wall Street, cancellare la sentenza della Corte Suprema che consente finanziamenti anonimi alle campagne dei politici, proibire le carceri private, tassare di più quell’1% ricco della popolazione per agevolare e consentire una vita migliore per il 99% che ricco certo non è.

FEEL THE BERN!! from JFOX on Vimeo.

 

Per Sanders l’obiettivo è evidente: una rivoluzione politica che rivitalizzi l’elettorato, che porti la gente a partecipare, a scendere in campo per cambiare le cose. «Un sacco di persone hanno rinunciato a prendere parte alla vita politica, io voglio coinvolgere di nuovo», ha detto dichiarato Bernie alla rivista Time «Ci stiamo accingendo a una lotta contro l’avidità della classe sociale dei miliardari. Una classe molto, molto potente, e che sta lottando furiosamente per mantenere i propri privilegi. C’è un unico modo per avere successo ed è quando milioni di persone si alzano e decidono di impegnarsi». E, a quanto pare, il senatore del Vermont sembra essere davvero bravo nel fare tutto questo.

Nessun candidato alla presidenza è mai stato nominato “Person of the Year” prima della fine della campagna elettorale, anche se negli anni un gran numero di Presidenti eletti da Franklin Delano Roosevelt nel (1932, 1934 e 1941), passando per Ronald Reagan (1980, 1984) e Barack Obama (2008 , 2012) hanno guadagnato l’ambita cover del Time.
La scelta ora spetta alla redazione che renderà nota la decisione mercoledì durante il Today Show della Nbc. E chissà se davvero avranno avuto ragione i fan di Bernie votandolo.

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In apertura la copertina che Time aveva dedicato a Bernie Sanders il 28 settembre

   @GioGolightly

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