Anna Hidalgo ha ringraziato i parigini per non aver scelto il Front national. Li ha ringraziati e poi li ha incoraggiati a fare ancora meglio questa settimana. I più colpiti dal terrore non hanno risposto votando le due Le Pen. Questo è un dato. Teniamolo a mente. Ha un valore. Quello di cercare un’altra risposta alla violenza e alla paura che la violenza genera. E implica un “Forse” grande come una casa. Forse se si amministra bene non si obbliga la gente a votarti contro, neanche di fronte al terrore e alla paura che genera il terrore. Forse se la politica ha delle risposte non si obbliga la gente a cercarle nell’antipolitica, o peggio, in qualche fede. Forse se si è di destra bisognerebbe lasciare i partiti della sinistra e candidarsi, coraggiosamente, lì dove va il cuore e il ragionamento (messaggio per Renzi), e forse se si è di sinistra (veramente) bisognerebbe cominciare a chiedersi, coraggiosamente, cosa fa stare bene le persone. Non cosa le fa stare male. Quello lo sappiamo. Da innumerevoli anni, ci abbiamo rimestato dentro fino alla nausea. Forse la sinistra, quella vera (quella da fare), deve capire cosa fa stare bene le persone. Per esempio, cosa faceva stare bene i volontari del Baobab (per chi non lo sapesse, il Baobab era un centro di accoglienza nato a Roma dal lavoro spontaneo e volontario di molti)? Forse bisogna cominciare a chiederselo seriamente. Era l’esercizio della buona vecchia carità, o quello di quell’uguaglianza così “concreta”? Era la possibilità di sentirsi uguali e liberi di vivere insieme senza paura di farlo, o il sollievo di donare ai poveri? Era «viaggiare, leggere, baciare, litigare, annoiarsi, montare la tenda, mirar le stelle, insomma sperimentare la pienezza della vita», come scrive Craviolatti su questo numero di Left, o l’esercizio della misericordia celebrata dal nostro “magnifico” Giubileo?
Avranno «sperimentato la pienezza della vita» insieme a dei perfetti sconosciuti al Baobab? Avranno scoperto che, nonostante Poletti & Co, tutto ciò non «equivale a fare nulla»?
Penso che chi è di sinistra (veramente) debba iniziare a chiedersi, coraggiosamente, anche cosa facesse stare bene le persone che arrivavano lì, al Baobab, da Paesi lontani, in miseria o in guerra. Se fosse il letto caldo o le persone che li accoglievano. Se fosse il pane o quell’uguaglianza. Che era tutto. Era «la pienezza della vita». Everyone is welcome, “tutti sono benvenuti” c’era scritto a via Cupa. Ora dentro è chiuso e fuori c’è un camper. Tutto il Baobab che resta. E che aspetta chi arriva.
Everyone is not welcome, c’era scritto fuori dalla Scala di Milano nel giorno della Prima. E fuori, non benvenuti, erano in tanti. I soliti: operai, precari, disoccupati, giovani. E dentro, benvenuti, erano in pochi. I soliti: i Renzi, i Pisapia, i Sallusti, i Sala… e 700 agenti a proteggere i vestiti e la vita dei Renzi, dei Sala, dei Pisapia, dei Sallusti…
E «la pienezza della vita» dov’era? Dentro o fuori? Dentro, vestiti di tutto lustro ad ascoltare la Giovanna d’Arco di Verdi o fuori a chiedere, per esempio, una vita senza Eternit per tutti? Strana scelta anche quella della Giovanna d’Arco, l’avreste fatta voi in questi tempi di guerra? Avreste scelto per una Prima, la storia della pulzella d’Orleans che vinse la Guerra dei Cent’anni convinta di parlare con Dio, bruciata viva dalla Chiesa come strega, e poi santificata cinque secoli dopo, in perfetto stile Vaticano? O vi sareste orientati verso scelte diverse, anche su un banale Ballo in maschera?
Fuori, everyone is welcome, chiunque sarebbe stato il benvenuto in piazza. Dentro no. Eppure me lo chiedo: come hanno fatto i Renzi, i Pisapia… a non restare fuori? A non guardarli? A non sentirsi uguali? O ugualmente feriti? Come hanno fatto a non spalancare le porte e lasciar entrare tutti? Verranno i Salvini, verrà l’antipolitica e l’astensionismo (anzi quello è già venuto). Verrà la guerra anche. Se non ci sbrighiamo. E non mettiamo insieme due grandi amori, uguaglianza e libertà. Come al Baobab.

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