Sono ritratti “rubati”, catturati quasi per caso, e che riescono a cogliere l’unicità e la personalità  dei soggetti ritratti, il non detto, ciò che non si coglie al primo sguardo ma che si può intuire, quando si è in rapporto con una persona. Per riuscire a cogliere questa realtà “invisibile” con la macchina fotografica non basta essere bravi tecnicamente, ma occorre avere una sensibilità particolare. Ed è proprio questa capacità di sentire, non solo una straordinaria tecnica, a fare da filo rosso della mostra  Sguardo di donna che nei nuovi spazi della Galleria Tre Oci a Venezia – attraverso 250 opere – racconta il lavoro di 25 fotografe selezionate da Francesca Alfano Miglietti.

Sull’isola della Giudecca (in zona San Marco) fino al 10 gennaio 2015  s’incontrano ritratti e scatti realizzati in giro per mondo e organizzati intorno a nuclei tematici forti come identità,  diversità, responsabilità, compassione, giustizia.

«L’arte è un punto di partenza per parlare del senso, della ricerca del senso nella vita umana», ha scritto John Berger ed è partita proprio da questa riflessione del grande critico e scrittore  inglese la curatrice per costruire il percorso di questa mostra , tenendo a mente anche un suggerimento di Maria Nadotti, ovvero che «nessun sapere è veramente tale se non nell’intreccio con gli altri saperi», con l’uso ordinario o straordinario che se ne riesce a fare». Così  in Sguardo di donna Alfano Miglietti fa dialogare linguaggi diversi, dal realismo più crudo e feroce di Diane Arbus a quello onirico e poetico di Sophie Calle. Evoca memorie del passato con eleganti scatti in bianco e nero e cerca di intravedere il futuro attraverso il cambiamento continuo che propongono le donne con la loro vita di bambine, ragazze, mamme, donne impegnate nel lavoro e nel sociale, nella quotidiana “lotta” per realizzare la propria identità nonostante i pregiudizi e le barriere che anche nei Paesi “più evoluti” le donne devono affrontare per potersi esprimere e vivere liberamente.    @simonamaggiorel

Sguardo di donna, ecco tutte le protagoniste:

Diane Arbus, Martina Bacigalupo, Yael Bartana, Letizia Battaglia, Margaret Bourke-White, Sophie Calle, Lisetta Carmi, Tacita Dean, Lucinda Devlin, Donna Ferrato, Giorgia Fiorio, Nan Goldin, Roni Horn, Zanele Muholi, Shirin Neshat, Yoko Ono, Catherine Opie, Bettina Rheims, Tracey Rose, Martha Rosler, Chiara Samugheo, Alessandra Sanguinetti, Sam Taylor Johnson, Donata Wenders, Yelena Yemchuk.

03_BARTANA_The_missing_negatives_of_the_Sonnenfeld_Collection_2008Yael_Bartana_courtesy_Annet_Gelink_and_Galleria_Raffaella_Cortese

UNITED STATES - CIRCA 1937: African American flood victims lining up to get food and clothing from a relief station in front of a billboard ironically proclaming WORLD'S HIGHEST STANDARD OF LIVING/THERE'S NO WAY LIKE THE AMERICAN WAY. (Photo by Margaret Bourke-White/Time & Life Pictures/Getty Images)

(Photo by Margaret Bourke-White/Time & Life Pictures/Getty Images)

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My mother died today 2013 Sophie Calle courtesy Galerie Perrotin Paris

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Ezra Pound a Sant’Ambrogio di Rapallo, fotografia di Lisetta Carmi

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Teignmouth Electron Cayman Brac underneath 1999 foto di Tacita Dean courtesy Frith Street and Marian Goodman Gallery

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Stories of a martyrdom From the series Women of Allah 1994 Fondazione Sandretto Re Rebaudengo foto di Shirin Neshat

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Valentin P III dalla serie Gender Studies 2011della fotografa Bettina Rheims

MUHOLI ZANELE,

Skye Chirape, Brighton, Regno Unito, 2010 (dalla serie Faces and Phases) foto di Muholi Zanele

In aperture Goldin Trixie, On the cot – New York 1979 cortesi dell’artista e di Guido Costa projects Torino

   @simonamaggiorel

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