Nulla di fatto. Nove giorni dopo lo sgombero pacifico di via Cupa e un’intensa mobilitazione, l’incontro tra i volontari del Baobab e i commissari Tronca e Vaccaro non ha portato ad alcuna soluzione. «È stato un incontro interlocutorio e abbiamo percepito un’accelerazione, ma ci sono troppi vincoli burocratici nell’individuazione di una nuova sede», dice a Left Roberto, uno dei tre volontari seduto al tavolo con il Campidoglio.

Niente soluzione per una struttura adeguata a lungo termine e, soprattutto, niente soluzioni per stanotte.

Per la soluzione a lunga durata, quindi per una struttura stabile: «Ci siamo mossi noi stessi per cercare una struttura in grado di ospitare i transitanti a Roma», prosegue Roberto. «L’abbiamo individuata, oggi abbiamo persino presentato la planimetria ricavata da google maps, ma siamo sempre bloccati dai passaggi burocratici». La struttura trovata dai volontari è un edificio dismesso, attualmente di proprietà della Regione Lazio che non è stato ancora trasferito al Comune di Roma. E, poi, spiega ancora Roberto, ci sono i sopralluoghi da fare, i controlli: «Noi e il Campidoglio remiamo nella stessa direzione, ma non possiamo aspettare i loro tempi», avverte il Baobab: «Abbiamo il problema pratico di trovare un tetto per stanotte, la temperatura continua a scendere e siamo pronti a tutto. Anche, in estrema ratio, a una tendopoli».

Nei giorni scorsi e in queste ore, i volontari hanno continuato a fornire pasti caldi, vestiti invernali e un posto al coperto a circa 20 persone al giorno, gestendo un presidio ancora più numeroso davanti ai cancelli chiusi di via Cupa. Di giorno, grazie al camper fornito da Medu, per l’assistenza medica e legale, di notte nelle sedi di partito di Sel e Sinistra italiana, che hanno dato la disponibilità. «Dobbiamo lasciare presto la struttura messa a disposizione da Sinistra italiana e Stefano Fassina, lo ringraziamo molto ma non è un posto in cui venti persone possono restare a lungo», spiega Roberto.

Questa sera si terrà una riunione per decidere il prosieguo. Pronti a tutto al Baobab perché, come non si stancano mai di ripetere, «la migrazione di chi scappa è un processo continuo, e i transitanti in fuga da dittature e luoghi di dolore bussano ancora alle nostre porte».

@TizianaBarilla

 

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