E chi rimane indietro nella legalizzazione dell’uguaglianza? Ma l’Italia naturalmente. Mentre il nostro premier si maschera da militare, Alexis Tsipras si occupa di diritti. Il Parlamento greco ha approvato a larghissima maggioranza (193 si e i soli 56 no delle opposizioni radicali), le unioni civili. D’ora in poi, le coppie omosessuali potranno vedersi riconosciuti gli stessi diritti delle coppie etero.

Con una legge che consente di risolvere tutti gli ostacoli e ineguaglianze di natura legale (eredità, assistenza medica, reversibilità pensionistica), la Grecia – che solo due anni fa era stata condannata dalla Corte europea per i diritti umani per discriminazione contro i gay – fa un salto in avanti notevole. Non solo dal punto di vista civile, ma anche dal punto di vista pratico: in un momento storico in cui la crisi sta mietendo intere fasce sociali assieme alle loro prospettive future, lo Stato ellenico provvede alla tutela di tutti i cittadini.

Nel 2008 il governo greco aveva già introdotto le unioni civili come alternativa al matrimonio, ma la legge poteva essere applicata solo alle coppie eterosessuali. Di qui la sanzione della Corte del 2013, che vedeva discriminato il godimento dei diritti riguardanti la propria vita privata di una parte della popolazione per motivi di orientamento sessuale (violazione degli articoli 8 e 14 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo).

Nel marzo del 2015, Amnesty International aveva incontrato il ministro della Giustizia greco, Nikos Paraskevopoulos esortandolo a combattere la discriminazione nei confronti delle persone Lgbt. Tra le proposte, l’introduzione di piena uguaglianza nel matrimonio e il riconoscimento del genere legale delle persone transgender.
E così è stato. Mancano ancora alcuni passaggi, come la possibilità di adozione da parte delle coppie gay. Le disposizioni sono state ritirate prima del voto, ma saranno tuttavia oggetto di una successiva riformulazione dell’intero diritto di famiglia (ricordiamo che in Grecia è possibile l’adozione anche ai single e quindi nulla sembra vietare la possibilità di adottare il figlio del proprio partner). Ma certamente questa legge è molto più che un “segnale”: un «voto storico», per Amnesty.

Tutto questo in un Paese che sta combattendo su diversi fronti, e soprattutto nel quale l’influenza della Chiesa ortodossa non è certo minore a quella del Vaticano sulla linea etica e civile della nostra politica.

«Questo è un giorno importante per i diritti umani», ha dichiarato Tsipras, affermando che questa legge «mette la parola fine a un periodo di arretratezza e vergogna per lo Stato».

Niente, manchiamo solo noi.

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