Ma davvero possiamo discutere del sistema bancario italiano (sarebbe meglio dire mondiale, visto l’aria che tira) inceppandoci sul fatto che la Boschi sia uscita dalla stanza mentre al Consiglio dei Ministri  si parlava della “banca di famiglia” (sfruttando una legge scritta da e per Berlusconi) oppure su quello che si sono detti Boschi padre e Boschi figlia, cosa sapevano, cosa si dicevano o cosa pensassero?

Ma davvero è così difficile “entrare nel merito” di una vicenda che per ora ha solo partorito personaggi (papà Boschi il brutto e cattivo, la Boschi come ammaliatrice di interessi, Raffaele Cantone lo scudiero senza macchia e il popolo degli sconfitti) e pochissime informazioni?

C’è da dire che la trama della storia di Banca Etruria per ora è buona al massimo per un b-movie, una telenovela anni ’80 e poco di più. Ci sono i soliti intrallazzi personali che si annodano all’ombra di potere e ruoli istituzionali come nemmeno una pessima puntata di House Card, colo che qui la versione dei fatti rimane sempre abbastanza “agricola” visto i soggetti coinvolti. Nella nazione dei “tutti allenatori di calcio” negli ultimi giorni si è virato sul “tutti banche d’Italia” e si sprecano gli editoriali proc (pochini) e contro la vicenda dei risparmiatori truffati. Non si capiscono le regole d’ingaggio di Raffaele Cantone, non si capisce la legittimità dal punto di vista normativo del salvabanche del governo, non è chiaro perché questo conflitto d’interessi dovrebbe essere meno interessante (e conflittuale) di quelli degli anni passati. Non ci si capisce molto al di là del tam tam.

Io, personalmente, l’ho capito grazie ad un amico. Proprietario di un’officina meccanica. Cliente di una delle banche coinvolte. Gli ho chiesto se avesse avuto conseguenze e soldi investiti. C’è da dire che è un buon cliente, credo. E lui mi ha detto semplice semplice «mi hanno telefonato prima, me le hanno fatte vendere. Tutto a posto».

Tutto a posto.

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