Birzeit, Zaatara checkpoint, 14 dicembre 2015. Mohammad Faisal Abu Sakha, 23 anni, attraversa il varco per spostarsi dalla sua casa di famiglia, a Jenin, verso Ramallah dove deve prendere parte a un concerto. Sulla sua strada, però, il trainer e performer della Scuola di Circo palestinese viene arrestato dalle forze di occupazione israeliane. Dopo l’udienza del 22 dicembre presso il tribunale militare israeliano è stato condannato a sei mesi di detenzione amministrativa. E la detenzione amministrativa è una procedura che consente all’esercito israeliano di trattenere i prigionieri anche a tempo indeterminato sulla base di informazioni segrete. E senza un processo. I palestinesi fermati e arrestati, in base al diritto militare israeliano, sono per lo più esposti a gravi violenze fisiche e psicologiche, a duri interrogatori.La sentenza è stata emessa il 29 dicembre, ma può ancora essere impugnata. Per questo è stata lanciata una petizione dai colleghi di Abu Sakha.

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Al momento Abu Sakha si trova nel centro di detenzione militare in Cisgiordania. Mohammad fa parte della Scuola di Circo Palestinese dal 2007, prima come studente e dal 2011 come trainer a tempo pieno e performer.

«È stato arrestato senza alcuna ragione e senza che alcuna prova sia stata mossa contro di lui», scrivono i promotori della petizione. «Condanniamo fermamente la detenzione arbitraria del nostro collega e amico e vi chiediamo di unirvi per chiedere la scarcerazione di Mohammed Abu Sakha, così che lui possa tornare a stare insieme ai suoi studenti, ai suoi colleghi e alla sua famiglia».

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L’appello #FreeAbuSakha 

La mobilitazione per la scarcerazione di Abu Sakha sta coinvolgendo anche l’Europa, e l’Italia. In queste ore, si susseguono le richieste alle rappresentanze diplomatiche di intervenire per il rilascio di Mohammed e di aprire un’inchiesta sulla detenzione arbitraria delle centinaia di palestinesi fermati e arrestati con questa procedura. In prima linea, il Circomondo di San Gimignano, ma anche la politica non tarda ad aderire e dagli scranni dell’Europarlamento, l’eurodeputata italiana del Gue/Ngl Eleonora Forenza esprime la sua «solidarietà all’artista palestinese. Perché come cittadino palestinese e come artista gli vengano garantiti i suoi diritti. È ora che la comunità internazionale si mobiliti per porre fine alla repressione contro il popolo palestinese».

@TizianaBarilla

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