Affido “rinforzato”, questo sconosciuto istituto giuridico è la nuova parola d’ordine per salvaguardare non già i diritti dei bambini, ma la sensibilità e l’ipocrisia dei parlamentari contrari alle coppie dello stesso sesso e soprattutto al loro desiderio di essere genitori. Quindi, come un tempo per i bambini nati fuori dal matrimonio, che non potevano essere riconosciuti da un genitore se questi era sposato con un’altra persona e che, anche quando riconosciuti, avevano meno diritti dei figli legittimi, neghiamo ai figli delle coppie dello stesso sesso il diritto ad avere due genitori legalmente riconosciuti, anche se questi ci sono e sono disponibili.

In nome del principio che un bambino deve sempre avere un padre e una madre, e del timore del ricorso alla gestazione per altri, se nella legge sulle unioni civili non verrà inclusa la possibilità di adottare il figlio della/del proprio partner (come è possibile per le coppie di sesso diverso), un bambino figlio di un/una omosessuale dovrà per legge rimanere con un solo genitore legale, mentre il suo altro genitore effettivo sarà solo un “affidatario rinforzato” (come un aperitivo), qualsiasi cosa possa voler dire. Dovrà rimanere legalmente orfano di un genitore, con buona pace della retorica sui diritti dei bambini e sulla priorità del benessere dei bambini.

Osservo che i genitori affidatari “non rinforzati” hanno già tutti i doveri quotidiani nei confronti dei minori, appunto, loro affidati, compreso quello, non indifferente, di mantenere aperta, anche nella consapevolezza del bambino, la possibilità, l’auspicabilità, di un ritorno dai genitori “veri”. Una possibilità che, ovviamente, non esiste per i figli delle coppie dello stesso sesso, perché queste sono i genitori “veri”, quelli che li hanno voluti e li allevano. Piuttosto, in mancanza di un riconoscimento della co-genitorialità, il bambino e il genitore non legale, anche se “affidatario rinforzato”, rischiano di perdere il proprio reciproco rapporto se qualche cosa succede alla relazione di coppia o se il genitore legale muore, o diventa gravemente disabile. Per quanto “rinforzato”, l’affidamento non crea nessun legame giuridico duraturo.

Questo nuovo escamotage pensato da chi si oppone all’adozione del figlio del/della partner, per altro, arriva già vecchio rispetto sia alla giurisprudenza, che ha ormai riconosciuto questa  possibilità in diversi casi anche in Italia, sia alla modifica delle norme su adozione e affidamento. Mentre fino a qualche mese fa, in nome della differenza tra adozione e affidamento, i genitori affidatari non potevano adottare il minore loro affidato (anche per periodi lunghi) una volta verificata l’impossibilità di un ritorno dai genitori naturali e legali, con la legge 173/2015 approvata ad ottobre, se lo desiderano possono farlo, sempre che il tribunale verifichi che l’affidamento abbia dato origine a un rapporto stabile e duraturo con il minore e tra questo e i genitori affidatari si siano venuti a creare «affetti significativi». L’obiettivo primario delle nuove disposizioni è la tutela del bambino. La relazione instaurata nella quotidianità e il diritto del minore a non vedersi lacerati gli affetti è diventato prioritario. E non bisogna aspettare che il minore compia i diciotto anni perché l’adozione avvenga. Perché questo principio non deve valere anche per i minori nati da una persona omosessuale? A meno che non si vogliano punire i bambini per punire i loro genitori. Basta dirlo, senza ipocrisie e senza far finta invece di difendere i loro diritti.

cover left n.2 | 9 gennaio 2015

Questo è l’editoriale pubblicato sul n. 2 di Left in edicola dal 9 gennaio 2016

 

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