La Corte Costituzionale ha detto sì: il referendum sulle trivelle è ammissibile. Nei prossimi mesi gli italiani potranno votare per rispondere al quesito sulla durata delle attività petrolifere – autorizzazioni, esplorazioni e trivellazioni – già autorizzate entro le 12 miglia dalla costa.

Il quesito appena ammesso è l’unico sopravvissuto dei sei proposti da nove Regioni, mobilitate contro le norme “pro-trivelle” del decreto Sblocca Italia e quelle precedentemente approvate dall’Esecutivo guidato da Mario Monti. Con la legge di Stabilità, il governo Renzi aveva tentato di scongiurare il ricorso alle urne, che si accavallerebbe con la campagna elettorale per le elezioni amministrative rischiando di danneggiare i candidati “filo-governativi”.

Le norme approvate in consiglio dei ministri – ha stabilito la Corte di Cassazione – non sono bastate a “rispondere” alle richieste di intervento legislativo contenute nei quesiti e ora i giudici costituzionali dichiarano ammissibile un quesito rimodulandolo.

La Regione Abruzzo, intanto, si era sfilata nei giorni scorsi dall’elenco delle Regioni “No Triv”: i consiglieri di maggioranza, infatti, hanno autorizzato il rappresentante del Consiglio regionale a non agire per conflitto di attribuzione davanti alla Consulta ritenendosi soddisfatti dell’intervento del governo con la legge si Stabilità. Così, il 15 gennaio la Regione si è costituita in giudizio dinanzi alla Corte costituzionale contro le altre 9 Regioni e a sostegno del governo Renzi. Una decisione, che è valsa l’accusa di tradimento al presidente D’Alfonso e alla sua maggioranza.

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