Mancano 10 giorni al voto in Iowa e gli ultimi sondaggi fanno tremare Hillary Clinton. Bernie Sanders è tornato in vantaggio nello Stato delle pianure congelate ed è in vantaggio da mesi – era scontato – nel “suo” New Hampshire. I sondaggi e la partecipazione ai comizi galvanizzano la base giovane e liberal del senatore del Vermont, dando entusiasmo e voglia di darsi più da fare per riscrivere un libro già scritto, quello della nomination di Hillary Clinton. L’incertezza della nomination repubblicana, dove in testa rimangono due candidati outsider, contribuisce all’ottimismo dello staff di Bernie. La speranza è di ripetere la sorpresa Obama del 2008. Sarebbe un miracolo ma due vittorie nei primi Stati in cui si vota cambiano il ritmo delle cose e il giorno dopo il New Hampshire nei quartieri alti democratici si comincerà a chiedersi se c’è la possibilità di lanciare un terzo candidato forte nella contesa (il ritorno di Joe Biden? La paladina liberal Elizabeth Warren?).

Che comunque vada ha già cambiato la dinamica delle primarie democratiche: se si parla di regole per le banche, tasse ai ricchi, diritti del lavoro è merito suo. Ma non solo: l’America di questi anni è cambiata, i movimenti e le grandi campagne per il salario minimo, per i diritti omosessuali, Black Lives Matter, gli immigrati organizzati che chiedono diritti sono tutte basi e persone da cui partire. I democratici, insomma, si scoprono alla loro sinistra nonostante se stessi. E Bernie, che in un tempo passato sarebbe stato marginale, oggi è al centro della scena politica. Interessante da notare: sul canale Youtube di Hillary ci sono decine di spot web anti repubblicani. Ieri c’è il primo (o il secondo) anti-Sanders.
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