Oggi è il giorno di un nuovo round di colloqui di pace per la Siria a Ginevra. Già, ma colloqui tra chi e chi? L’opposizione siriana considerata affidabile dall’Onu – ovvero non l’ISIS e neppure la parte più estrema degli islamisti che pure il Califfato lo combattono – hanno infatti annunciato ieri notte da Riad, dove erano riuniti, che non parteciperanno ai colloqui.

Come mai? L’opposizione armata ad Assad chiede che cessino i bombardamenti, spesso russi, contro le città che occupa. E che aumentino gli aiuti umanitari Onu nelle zone da essa controllate. Il governo di Damasco sarà invece presente.

Quello di oggi è il terzo round di incontri e nessuno, ad oggi, ha dato risultati. Steffan de Mistura, il diplomatico italo-svedese incaricato Onu ha spiegato che intende proseguire nei colloqui separati, svolgendo lui il ruolo di intermediario. Le priorità sono quelle di esplorare le prospettive per una serie di cessate il fuoco locali, in maniera da alleviare le sofferenza delle città sotto assedio, di aumentare gli sforzi per combattere lo Stato islamico e un migliore accesso di aiuti alle aree assediate. In agenda non ci sono piani per discutere le questioni chiave: quale futuro per Assad o quale governo di transizione.

La pressione per i negoziati è frutto degli sforzi congiunti di Usa e Russia che, dopo aver lasciato correre per anni, hanno deciso di aumentare la propria presenza – anche militare, specie nel caso di Mosca – per fermare l’avanzata del Califfato. La partecipazione di Mosca alle operazioni militari, spesso dirette contro i ribelli e non contro Daesh, è una delel ragioni principali dei successi dell’esercito di Assad nelle ultime settimane. E della frustrazione dei ribelli, che sabato scorso si sono sentiti dire da John Kerry che dovrao accettare la partecipazione di Assad alle prossime elezioni – Kerry ha più o meno smentito i toni del confronto, sostenendo che il ruolo di Assad andrà deciso anche con le opposizioni.

La verità è che i colloqui lanciati a Vienna, di cui Ginevra è il terzo passaggio, per ora non hanno prodotto risultati. Se non quello di far sedere attorno allo stesso tavolo tutte le potenze regionali e non che partecipano direttamente o indirettamente alla guerra siriana. Che a oggi ha fatto 250-300mila morti e milioni di profughi e sfollati.

 

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