Nel dibattito sulle unioni civili, attraverso la questione della adozione del figlio del partner, la gestazione per altri (maternità surrogata, sprezzantemente definita «utero in affitto») è utilizzata come spauracchio terrorizzante, come fantasma utile per spaventare e impedire di ragionare. Ma non c’è nulla di cui spaventarsi. Portare avanti una gestazione per conto di un’altra persona è certamente questione di massima delicatezza. Proprio per questo, servirebbero buone regole, capaci di distinguere nettamente tra azioni ispirate da solidarietà e consapevolezza e atti di sfruttamento criminale. Purtroppo, la legislazione italiana, che tutto sembra proibire con la minaccia del carcere fino a due anni di carcere, ha come risultato di condannare alla clandestinità persone che cercano soltanto di concepire con amore un figlio assieme. Sarebbe invece indispensabile determinare in modo preciso alcuni casi in cui la maternità/ gestazione per conto di un’altra persona è consentita, in particolare per coloro che per motivi di salute non possono portare avanti una gravidanza o come nel caso delle coppie dello stesso sesso per la natura specifica.

La determinazione di un rimborso economico, se stabilita, dovrà comunque essere mantenuta sotto la soglia oltre la quale la logica commerciale -pur sempre presente a vario titolo in tutte le pratiche mediche, anche le più intime e vitali, in modo ineliminabile all’interno di un’economia di mercato- non prevalga sulla logica solidale della compensazione tra chi è in grado di accogliere nel proprio grembo una nuova vita e di chi, per motivi di malattia o di conformazione, non lo è più. Nella convinzione che soltanto una limitata e controllata legalizzazione sia adeguata a governare un fenomeno tanto delicato quanto ineliminabile – anche attraverso un’adeguata opera di dialogo e informazione – chiediamo ai Parlamentari italiani di aprire al più presto un dibattito laico sul tema, partendo innanzitutto dai risultati ottenuti e dai limiti riscontrati nei Paesi nei quali la legalizzazione a vario titolo è stata realizzata. I principi che secondo l’associazione Luca Coscioni una buona legge dovrebbe fissare sul tema sono semplici….. (l’articolo continua sul numero in edicola)

 

Dagli Usa all’India alla Thailandia, i paesi che dicono sì

Ricorrere all’utero in affitto è possibile in vario modo in Europa e nel mondo, si va dalle modalità altruistiche a quelle a pagamento

Il fenomeno della maternità surrogata si pone all’interno della dibattuta e generale questione della procreazione medicalmente assistita, pur non costituendo di per sé alcuna tecnica procreativa: infatti, è l’utilizzo di tali procedure, e, in particolare della inseminazione artificiale eterologa, a rappresentare un mezzo per realizzare le diverse ipotesi di surrogazione materna» sostiene l’avvocato Ida Parisi, che ha studiato per l’associazione Luca Coscioni la normativa internazionale. «Oltre a rappresentare una evidente sfida al concetto di maternità intesa in senso naturale, la surrogazione di maternità – suggerisce Parisi – si può ritenere una sorta di “estensione scientifica” della naturale capacità umana di riprodursi, e si presenta come una forma di etero – integrazione dell’insufficienza biologica ovvero fisica della donna, consistente nell’intervento di una volontaria, la “madre su commissione”, estranea alla coppia, che collabora attivamente alla conclusione del suo progetto procreativo, quasi diventando un tramite meramente fisico, l’ “utero” attraverso il quale consentire alle parti committenti di realizzare il loro sogno di diventare genitori». A livello internazionale quali sono i Paesi che hanno legalizzato la pratica della gestazione per altri?

Nel Regno Unito la maternità surrogata è legale da oltre trent’anni. Nel 2017 o nel 2018 nascerà il primo bambino inglese grazie al trapianto di utero.

In Belgio, Olanda e Danimarca è consentita ma ci deve essere un “legame biologico” fra aspiranti genitori e il bambino. La gestante può cambiare idea e non è costretta a dare il neonato alla coppia.

In Grecia la materità surrogata è legale quando la donna che desidera essere madre è impossibilitata a portare avanti una gravidanza. La gestante può ricevere solo un rimborso spese. Gestante e aspiranti genitori devono essere entrambi residenti in Grecia.

In Russia, Ucraina e Bielorussia la gestazione per altri è consentita: le donne ricevono un compenso per la gravidanza. Dopo il parto rinunciano al bambino e gli aspiranti genitori vengono registrati come i legittimi genitori sul certificato di nascita. Possono accedervi solo le coppie eterosessuali sposate e le donne single.

Negli Stati Uniti la situazione cambia da Stato a Stato. In sette Stati è possibile sia nella forma altruistica sia in quella a pagamento, in altri è consentita solo l’altruistica, in altri è vietata. Negli Stati in cui è legale, anche per le coppie gay, ci sono agenzie specializzate che cercano la gestante e seguono tutte le procedure legali e mediche.

In Canada la maternità surrogata è consentita solo nella forma altruistica.

In India è legale, le gestanti sottoscrivono, prima della nascita, un contratto dove rinunciano ai bambini.

In Thailandia, che per anni è stata meta privilegiata per la maternità surrogata, ora questa pratica è consentita solo se la coppia è sposata e uno dei due è thailandese.

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