Sembra difficile ma è semplice e alla fine quasi curativo: andare controcorrente mica per forza ma per il gusto di credere in qualcosa credendoci davvero. Succede, ad esempio, che su questioni di etica, di lavoro o di politica l’enfasi si accenda contro qualcuno o sull’affiliazione fideistica: o stai con Renzi o sei contro Renzi, o sei con Grillo o sei un anti grillino oppure sei gay o contro i gay. Le vie intermedie spariscono. Puff. E le due correnti opposte segnano il passo decidendo i sentieri da seguire.

Così succede che la politica si trasformi nella mammella stitica di qualche biberon pronto ad ingrassare “l’influencer” di questo o quel partito. Guardate quello che è successo ieri: Luttazzi e Scanzi si sono sfanculati fingendo di parlare di Benigni mentre osteggiavano Grillo. E tutti dietro ad annusare la scia di bava lasciata dalla sfida. Tanti clic. Tanta felicità.

Provate il gusto di andare controcorrente. Ma mica nella corrente contraria che risulta perfetta e alla moda, no: proprio nella corrente contro tutte le correnti. Dentro quel cunicolo scomodo ma altamente soddisfacente che vi porta a elaborare idee personali, senza l’obbligo di congruenza con l’esistente, senza l’ossessione di stare comunque in una corrente di pensiero numerosa.

Martellarsi un pensiero personale, senza l’ansia di avere un #hashtag che possa diventare pop, con la bella dignità della propria storia, liberi dalla conformazione del sentire comune oppure semplicemente per affermare quello che pensate. Insomma: c’è uno spazio in mezzo ai post o agli articoli che vanno per la maggiore, tra quelli più condivisi su Facebook, che è l’ambiente dei pensieri personali ed è un buon esercizio di autonomia.

Ecco, prendiamoci un impegno per il 2016: proviamo ad avere opinioni personali. Dico farsele da noi. E poi, solo poi, confrontarle con gli altri. Elaborare un pensiero, esercitare un giudizio: cose così. Oliare i meccanismi cerebrali per funzionare in costruzione oltre che in ascolto; provare ad avere un’idea senza averla prima letta o ascoltata. Fa male all’inizio. Ma poi è un sollievo.

Buon giovedì. Beh. Sì.

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