Le immagini in fondo a questo articolo, girate al confine tra Turchia e Siria, parlano da sole: migliaia di persone sono in fuga da Aleppo, la più importante città controllata dai ribelli siriani e oggi completamente circondata dalle truppe di Assad. Le aviazioni russa e siriana hanno intensificato i bombardamenti, 250 solo ieri. Le autorità turche dicono che già 10mila persone sono ai confini, mentre nei campi profughi attorno alla città ci sono almeno altre 40mila persone destinate a fuggire se la battaglia si intensificherà. Qui sotto alcune delle facce degli assediati di Aleppo incontrate da Rami Jarrah, giornalista britannico-siriano che ha passato diverse settimane a raccontare la città da dentro. Nella terza foto i caschi bianchi, un gruppo che lavora tra le macerie per portare soccorso ai feriti.

Una foto pubblicata da Rami Jarrah (@alexanderpagesy) in data:

Una foto pubblicata da Rami Jarrah (@alexanderpagesy) in data:

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Turchia e Russia si accusano reciprocamente di alimentare la tensione regionale: un colonnello dell’esercito russo ha detto in Tv che movimenti di truppe al confine lasciano presagire che Ankara si stia preparando a effettuare incursioni in Siria. La Turchia smentisce sostenendo: «Ci accusano di qualcosa che stanno di fatto facendo loro, non siamo noi a essere attivi militarmente in Siria». Certo è che in questa guerra per procura combattuta da Iran e Russia da un lato e Arabia Saudita e Turchia dall’altro, sta volgendo a favore dei primi due. Le notizie che arrivano da Aleppo sono di una situazione durissima per i civili, specie ora che la città è cinta d’assedio e i convogli umanitari non passano più. Tra l’altro il passaggio dei convogli umanitari era una delle condizioni poste dai ribelli – che si trattasse di gruppi islamisti o laici – per partecipare ai colloqui. L’offensiva militare russo-siriana segnala invece che non c’è grande intenzione di trattare, almeno fino a quando Assad non sarà in una nuova posizione di forza.
In questo gioco, Europa e Stati Uniti sono nell’angolo: la priorità è combattere l’Isis e, di conseguenza, si lascia fare Mosca e si balbetta con gli alleati turco e saudita, il cui disappunto per la situazione in Siria non fa che crescere.
Quanto all’ISIS, tutte le fonti sul campo in Libia indicano come ci sia stata una migrazione di combattenti dalla Siria verso il Paese che affaccia sul Mediterraneo. La situazione nel Califfato originario si è fatta più dura che nei mesi passati e la strategia di Daesh è comunque quella di un’organizzazione fluida che porta caos e terrore ovunque le condizioni di disordine lo consentano. Era così in Iraq, è stato così in Siria e, ora sembra essere la volta della Libia. Per questo crescono i rumori di guerra.

الآلاف من #ريف_حلب_الشمالي عالقون على #الحدود_السورية_التركية بسبب #القصف_الروسي

Pubblicato da ‎مدار اليوم‎ su Giovedì 4 febbraio 2016

 

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