Vince Sala, come da pronostico. Ma, scelto quello che sarà il candidato del Pd alle prossime elezioni milanesi, il dato da commentare oggi è il risultato dei due sconfitti, Balzani e Majorino. Insieme, questo è il punto, i due avrebbero vinto. Ed è subito un gran parlare di personalismi.

Giuseppe “Beppe” Sala, mr. Expo, infatti, candidato di Matteo Renzi ed ex direttore generale del sindaco Moratti, ha superato di poco il 40 per cento. E Francesca Balzani, invece, già vicesindaco e candidata forte del supporto di Pisapia, si è fermata poco sotto il 35 per cento. A una passo da Sala, azzoppata da Pierfracesco Majorino che le ha tolto (o almeno così vuole lettura più in voga) il 23 per cento: un tandem avrebbe premiato la sinistra della coalizione, e avrebbe forse recuperato anche alcuni alleati.

E se ci si potrebbe chiedere se le primarie non debbano esser invece proprio il luogo dei personalismi, e se il problema non fosse invece la presenza di un supposto “corpo estraneo” come Sala (insomma: se tutti i candidati sono più o meno coerenti tra loro e con l’identità della coalizione non è un tragedia se vince quello meno di sinistra), si può anche notare che la candidatura di Balzani è nata proprio dopo un vertice al Nazareno, tra Pisapia, la stessa Balzani e Renzi, e che Majorino era già in campo. Per Renzi, avere due candidati contro Sala, era la condizione ideale.

Con l’esito delle primarie – sorvolando sulle polemiche riferite al voto della comunità cinese – si compone meglio il quadro delle candidature alle prossime amministrative di Milano.

Se il centrosinistra avrà dunque Sala, il centrodestra è ormai su Parisi, city manager anche lui, che ha accettato la convocazione di Berlusconi ed è dunque – la definizione è del Giornale – «un Sala di centrodestra», il ché però non vuol dire che l’altro sia proprio di sinistra. Poi c’è Corrado Passera, un terzo manager, già ministro con Monti, che è lanciatissimo e in campagna elettorale da mesi. Passera e Parisi potrebbero anche finire a fare un ticket, questo dicono le voci.

E a sinistra, a questo punto che si fa? Pare si possa ora ricomporre la frattura tra Possibile e Sinistra Italiana. È un magra consolazione ma è qualcosa. Pezzi di Sel infatti sono andati in ordine sparso alle primarie, un po’ su Balzani, compreso Vendola, un po’ su Majorino e persino un po’ su Sala, facendo imbestialire i civatiani che osservavano il fenomeno con questo stile: più si fanno male, meglio è.

Dunque: potrebbe esser proprio Civati il candidato che rilancia la sinistra cittadina?

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