Stasera alle 20.30 a Berlino viene lanciato DiEM2025, il Movimento per la democrazia in Europa lanciato da Yanis Varoufakis e una nutrita serie di intellettuali, attivisti, politici di sinistra europei. L’elenco è lungo, ci sono francesi e tedeschi, italiani e britannici, francesi e persone di molti Paesi dell’Est. La crisi della sinistra e quella del modello europeo, l’assenza di alternative e il potere della burocrazia bruxellese e di Francoforte, tutto personale che decide e che non è eletto da nessuno, sono alla base dell’appello manifesto che comincia così: «Per quante preoccupazioni abbiano in materia di competitività globale, migrazioni e terrorismo, solo una prospettiva terrorizza davvero i poteri d’Europa: la democrazia! Parlano in nome della democrazia, ma solo per negare, esorcizzare e sopprimerla nei fatti. Cercano di cooptare, eludere, corrompere, mistificare, usurpare e manipolare la democrazia al fine di indebolirne le potenzialità e arrestare le sue possibilità».

L’assemblea di Berlino in diretta streaming

Il testo ricorda come il clima europeo e le scelte economiche fatte in questi anni di crisi abbiano contribuito a far crescere le risposte estremiste e xenofobe e come senza un movimento europeo dal basso, capace di trascendere gli egosimi e l’inutilità (nel senso di efficacia) dei partiti nazionali, il rischio è quello dell’implosione del progetto europeo. Il movimento che verrà lanciato stasera e che vedrà una nuova tappa a Madrid tra il 19 e il 21 del mese punta a costruire una rete di partecipazioni e di alternative praticabili che «rifiuti di chiudersi nel bozzolo dei confini nazionali e di arrendersi alla burocrazia europea». Quattro i principi su cui il movimento si fonda:

  • Nessun popolo europeo può essere libero finché di un’altra democrazia è violata
  • Nessun popolo europeo può vivere con dignità se questa viene negata ad altri
  • Nessun popolo europeo può sperare nella prosperità se un altro viene spinto nell’insolvenza permanente e nella depressione economica
  • Nessun popolo europeo può crescere senza beni di prima necessità per i cittadini più deboli, lo sviluppo umano, l’equilibrio ecologico e la determinazione a creare un’economia libera da combustibili fossili

Tra gli aderenti contiamo Ken Loach, Brian Eno (per parlare di non politici di un certo riguardo), Julian Assange, Slavoj Žižek, l’economista James K. Galbraith. A Madrid le giornate di Plan B Europa saranno più una cosa politica, tre giornate con molti rappresentanti della sinistra spagnola e lusitana, sindacati, movimenti.

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L’obbiettivo? Dare voce e visibilità a un’alternativa che non sia quella nazionalista, a partire da parole e toni che, in fondo, somigliano a quelli usati da molte campagne politico elettorali che in questi anni hanno funzionato: dalle vittorie in serie di Tsipras (che oggi ai firmatari dell’appello non piace più) a quella di Jeremy Corbyn, passando per i successi di Bernie Sanders. Non necessariamente le stesse proposte, ma la ripresa di toni populisti che oggi usano tutti (Trump e Renzi, Tsipras e Orban,
Hollande il nazionalista e Le Pen) per declinarli a sinistra. Obbiettivo finale? Facciamolo dire all’ex ministro dell’economia greco – a cui mesi fa dedicammo una copertina che, a questo punto, torna ad avere un significato. Il testo è un editoriale pubblicato il 5 febbraio da The Guardian.

Un’idea semplice e radicale è la nostra forza motivante: democratizzare l’Unione europea con la consapevolezza che altrimenti si disintegrerà a un costo terribile per tutti. La nostra priorità immediata è la piena trasparenza nel processo decisionale (live-streaming dei consigli europei, Ecofin e degli incontri dell’Eurogruppo, piena divulgazione dei negoziati commerciali; verbali della BCE, eccetera) e la ridefinizione delle istituzioni politiche dell’Ue diretta al perseguimento di politiche che affrontino la crisi del debito, delle banche, degli investimenti inadeguati, l’aumento della povertà e le migrazioni.

Il nostro obiettivo a medio termine è quello di convocare una assemblea costituente in cui gli europei decidano come portare avanti, nel 2025, una democrazia europea a tutti gli effetti, con un parlamento sovrano che rispetti l’autodeterminazione nazionale e condivida il potere con i parlamenti nazionali, le assemblee regionali e i consigli comunali.

È un progetto utopico? Ovviamente. Ma non più di quanto l’idea che l’attuale Unione europea possa sopravvivere la sua arroganza antidemocratica e l’incompetenza alimentata dalla sua irresponsabilità. O l’idea che la democrazia possa essere rilanciata in seno di uno stato nazione asfissiato da un mercato transnazionale unico e da accordi di libero scambio opachi.

 

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