Incredibile vizio umano la mediazione turbospinta che diventa compromesso e poi, con svelta nonchalance, tutti a scrollarsela di dosso.

Ma andiamo con ordine. A Milano sono andate in onda le primarie del centrosinistra. Meglio: sono andate in onda le primarie tra i nostalgici idealisti e visionari e dall’altra parte il Grande Partito della Politica Nazionale sempre in cerca dei manager più brillanti per la propria rete di vendita del consenso. Da una parte ci stavano i due candidati specializzati nell’umanità dei numeri (Majorino) e nell’etica della serietà (Balzani) mentre di là il manager più manageriale del momento, il Bertolaso in salsa renziana, il candidato Giuseppe Sala, l’universalmente esposto, macinava tutt’altro: fili di governo, sponsor importanti e quella faccia un po’ così di quello che ci sta facendo un piacere ad essersi candidato e pure “abbassato” a primeggiare nelle primarie prima della corsa vera. Quelli facevano le primarie e lui aveva già superato il colloquio di assunzione. Per dire.

Per carità, niente contro Giuseppe Sala: al di là della piccola spinta di un EXPO al posto dei gazebo come campagna elettorale, di un bilancio finale (dell’Expo) che ha acceso una difformità di interpretazioni nemmeno fosse stato il quinto vangelo e la sfortuna di avere avuto qualche collaboratore infingardo mi dicono comunque che sia uno bravo a fare di conto e hanno pensato bene di farne l’amministratore delegato di Milano. Con un piccolo neo: che Sala sta al progetto Pisapia (o comunque a quello che gli elettori hanno creduto di vedere nell’era Pisapia) come Formigoni potrebbe stare a Lady Gaga: possono scimmiottarne le mossette ma il risultato finale rimane piuttosto distante. Ah, c’è un altro piccolo neo: Sala ha vinto le primarie di centrosinistra senza essere di sinistra e forse appena appena di centro. Niente di grave, eh, sta benissimo nel nuovo corso del Partito Unico ma Milano ha il cuore morbido e chissà perché ci sperava ancora che questa cosa del Partito della Nazione fosse solo una maldicenza.

E mentre Giuliano Pisapia si travestiva da “signor Tentenna” prima con un’equidistanza talmente equivicina da essere invisibile e poi con la (tardiva) vicinanza a Francesca Balzani esibita con il brivido di un paio di linee di febbre, il movimento arancione è diventato un tramonto scambiato per alba. Majorino e Balzani a rivendicare ognuno la propria sinistrosità (ovviamente spargendola come sempre almeno in due) e dall’altra Giuseppe Sala che passava indifferente dal selfie con Umberto Ambrosoli (ah, a proposito, i “civici”, già), poi Piero Bassetti (il democristianissimo primo presidente di Lombardia, siamo nel 1970, per dire), il Ministro Maurizio Martina e, per finire, sventolando una maglietta del Che. Il McBeppeSala sarebbe da solo un menu completo.

E poi c’è Sel. Che un po’ mi piange il cuore a scriverlo perché lì ci sono quelli che hanno apparecchiato Milano per Pisapia nel 2011. Loro hanno deciso di partecipare alle primarie. Però Sala non gli piaceva. Però poi hanno deciso di partecipare appoggiando Majorino. Poi la Balzani. Hanno sottoscritto il patto delle primarie ma siccome ha vinto Sala  (ma va?) adesso dicono che “bisogna aprire una discussione” che è il modo politichese per dire “noi ci chiamiamo fuori”. E così riusciranno nel doppio miracolo di essere stati nel comitato organizzatore delle primarie e risultare comunque residuali in qualsiasi caso. Applausi.

E adesso? Già, adesso diranno che Civati e i suoi (che alle primarie non hanno partecipato dicendo, guarda un po’, che lo schieramento era troppo “ampio”) vogliono “far perdere il centrosinistra”. Il Pd avrà gioco facile ad additare Sel nella schiera degli sleali. La frattura a sinistra diventerà il lasciapassare di BeppeSala per aprire al centro e via. Tutti felici e contenti. Così le primarie sono un cul de sac per tutti tranne che per il Grande Partito della Nazione. Ma tranquilli: in caso di vittoria del PD Majorino sarà assessore alle lettighe, la Balzani assessore alle donne che bisogna comunque fare assessore e Possibile, Rifondazione e Sel potranno indossare la blusa dell’opposizione che come la portano loro non la porta nessuno. Ah, litigando tra loro. Ovvio.

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