Eccoci. Quando avevamo la sensazione di avere ascoltato tutto, dopo gli sproloqui di Giovanardi e Formigoni in Senato, dopo avere visto la Mussolini moralizzare sulla sessualità degli altri pur non essendo riuscita a tenere a bada nemmeno le voglie minorili del marito, dopo esserci sorbiti Adinolfi geometra degli affetti altrui, ecco che arriva Bagnasco. Il vescovo dei vescovi, il gran regnante di mamma CEI, il vescovo con l’umiltà larga qualche centinaio di metri quadrati in pieno centro.

E il gran visir dei vescovi ha pensato bene di spargere il suo santo verbo non solo sull’innaturalità dei gay (com’è in voga tra i prelati in questi giorni) ma ha addirittura sentenziato sulle modalità di voto: “che si voti a scrutinio segreto!” Ha ordinato. E Calderoli, mistico, subito a ruota: “il Senato ascolti il cardinale!”.

Medioevo Italia, qui da noi dove un porporato decide di occuparsi di frugalità così terrene come il furbo modo di votare in segreto, senza prendersene le responsabilità. Ha scambiato, il Bagnasco, il Senato per il Suo regno credendosi probabilmente capogruppo del partito dei benpensanti e dimenticando, sbadato, che in Parlamento si risponde al popolo più che agli arcangeli.

Eppure il gesto di Bagnasco riesce a superare il già perenne fastidioso interessamento del Vaticano sulle cose italiane infilandosi addirittura tra i suggerimenti delle pratiche furbe. In qualche angolo di San Pietro, come nei bei tempi andati, i vescovi più birichini giocano a fare i politici di nascosto, un governo ombra (seppur illuminato) dove Bagnasco deve essere stato eletto Ministro degli affari degli altri e chissà che Papa Francesco forse non abbia la delega dell’innovazione digitale, Padre Pio al turismo e Giovanardi ministro ombra per i rapporti nel Parlamento. E si divertono un sacco, sono sicuro. Così succede che si facciano prendere la mano e ogni tanto qualcuno sbarelli come è successo ieri.

Dai, non scherziamo: adesso togliete a Bagnasco il cellulare e non dateglielo più dopo l’aperitivo. Ognuno torni ad occuparsi delle cose sue. O delle case. Per amor di dio.

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