Pulito, organizzato e altamente automatizzato. Telecamere e porte che si aprono da torri di controllo. La prima prigione privata del Brasile è molto diversa da un carcere pubblico. Inaugurata nel gennaio 2013, si trova a Ribeirão das Neves, regione metropolitana di Belo Horizonte, Minas Gerais. Di prigioni in “outsourcing” in Brasile ne esistono già molte, in almeno altre 22 località. Ma quella di Ribeirão das Neves è amministrata da privati in Ppp (partenariato pubblico-privato), e la gestione dei servizi esternalizzati include quelli relativi alla salute dei detenuti e alla loro alimentazione. Nel mondo le prigioni private sono circa 200, la metà negli Stati Uniti (a implementarle ci ha pensato Ronald Reagan, nel 1980, e adesso riguarda il 7% della popolazione carceraria Usa). In Europa, il modello è molto diffuso in Inghilterra grazie all’impronta di Margaret Thatcher.

La denuncia degli esperti

“Costi minori e maggiore efficienza”: è questo lo slogan del complesso penitenziario brasiliano. Ma cosa si intende per “efficienza”? Intorno a questa domanda discutono gli esperti brasiliani. Tra loro, Bruno Shimizu e Patrick Lemos Cacicedo (coordinatori del Nucleo della situazione carceraria del difensore civico di San Paolo), che contestano la legittimità stessa del modello. Per Bruno Shimizu, «dal punto di vista della Costituzione federale, la privatizzazione delle carceri è un bubbone» incostituzionale, dal momento in cui il potere punitivo dello Stato non può essere delegato. Per lo studioso si tratterebbe di un argomento prettamente politico: «Prima, e per lungo tempo, è stato demolito il sistema carcerario, come è stato fatto per tutto il periodo delle privatizzazione, in modo da avere gli argomenti per giustificare che questi servizi vengano consegnati all’iniziativa privata». Anche Laurindo Minhoto, professore di sociologia presso USP e autore del libro “La privatizzazione delle carceri e la criminalità”, dice lo Stato sta delegando la sua funzione più primitiva, il suo potere punitivo e monopolio della violenza. Lo stato, lo scarto, soprattutto saturi, prende la sua inefficienza e trasferisce la sua funzione più fondamentale per le aziende che possono rendere il servizio più “pratico”. E in questo modo è attraverso il profitto.

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Rischio incarcerazione di massa

Secondo gli esperti, il maggiore dei pericoli di questo modello è l’incarcerazione di massa. In un Paese come il Brasile – che, con più di 550.000 prigionieri, è quarto Paese con la più alta popolazione carceraria del mondo e che in venti anni, 1992-2012, ha visto aumentare il numero dei detenuti del 380% dati Depen. Negli Stati Uniti, spiega quello che è successo alla privatizzazione di questo settore è stata una lobby molto forte per l’introduzione di pene più severe e la repressione della polizia ancora più palese. Cioè, ha iniziato a tenere di più e il tempo trascorso in carcere è aumentato solo. Oggi, prigioni private negli Stati Uniti sono un business miliardario solo nel 2005 un fatturato di quasi 37 miliardi di dollari.

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Come si lucra sui detenuti?

In Brasile, un detenuto “costa” da 1.300,00 R$ a 1.700,00 R$ (real brasiliano) al mese. Al Neves, il consorzio di imprese riceve dallo Stato di 2.700 R$ al mese per ogni detenuto e ha una concessione di 27 anni, rinnovabile a 35. E, se Hamilton Mitre, manager della Prison Associates (Aap), il consorzio di aziende che ha vinto la gara, sottolinea che l’investimento iniziale per la costruzione del carcere (di R $ 280 milioni) il ritorno finanziario avviene solo dopo alcuni anni di funzionamento. E quindi più lento arriva anche il profitto. Non la pensano così gli esperti. Per loro il profitto si verifica principalmente attraverso i tagli alla spesa. Intanto, nell’istituto penitenziario di Neves i prigionieri hanno 3 minuti per la doccia, quelli che lavorano hanno 3 minuti e mezzo. E i detenuti hanno riferito che l’acqua all’interno delle celle viene tagliata per diverse ore al giorno.

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3 minuti per una doccia

Oltre all’assistenza medica, al Neves è privata anche quella legale. Anche su questo punto si incentra la denuncia degli esperti: si tratta di una funzione costituzionalmente riservata al pubblico, perché fornisce assistenza gratuita alle persone che non possono permettersi un avvocato affidabile. «Di fronte a una situazione di tortura e di violazione dei diritti, una persona dovrà chiedere a un avvocato pagato dall’impresa di assisterlo contro l’impresa». Patrick si spinge più avanti, fino a sostenere che è interesse del consorzio, non solo avere sempre più detenuti al giorno, ma di trattenere il più a lungo possibile quelli che sono già dentro. Una delle clausole contrattuali del partenariato stabilisce come una delle “obbligazioni di governo” è garantire «la richiesta minima del 90% della capacità del complesso penale, durante il contratto». Vale a dire: durante i 27 anni del contratto almeno il 90% dei posti vacanti dei 3.336 deve essere sempre occupato. Se il Brasile entro i 27 anni della concessione cambiasse una setie di leggi e smettesse di imprigionare le persone, dovrebbe comunque arrestare delle persone per rispettare la quota stabilita tra lo Stato e il suo partner privato?

@TizianaBarilla

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