C’era una volta il Costituto di Siena che, nel lontano 1309-10, aveva messo la tutela e la bellezza della città fra i valori da difendere,  per preservare il bene comune di tutti i cittadini e poter accogliere con orgoglio gli stranieri. Valori che hanno accompagnato lo sviluppo  della cultura urbana anche nel medioevo in Toscana. Ma la Regione che può vantare  una così lunga e alta tradizione si appresta a svendere i suoi gioielli. Ad aprire al noleggio di beni pubblici di pregio fu l’allora sindaco Matteo Renzi affittando il ponte vecchio alla Ferrari, poi l’esposizione dell’Italia al rischio di nuove colate di cemento ha raggiunto l’acme con lo Sblocca Italia promosso dal suo governo.  Folgorato sulla via di Damasco del renzismo  il presidente della Regione Enrico Rossi , dopo aver normalizzato il piano paesaggistico messo a punto da Anna Marson, ora annuncia la svendita di una significativa parte del patrimonio pubblico, storico e artistico.

Il governatore lo aveva già dichiarato a gennaio senza mezzi termini: «E’ nostra intenzione procedere ad una chiamata per verificare se c’è interesse ad acquistare l’ampio patrimonio immobiliare inutilizzato di cui disponiamo. Stiamo parlando di un valore di 500 milioni di euro per la parte sanitaria e di 150 milioni per quella di proprietà della Regione” . E poi offrendo una giustificazione peggiore del male aveva aggiunto:  «Non ci guida l’esigenza di ripianare un bilancio che è in pareggio, ma il buon senso del buon padre di famiglia che decide di alienare i beni inutilizzati e in qualche caso degradati. Utilizzeremo l’eventuale ricavato per investire nella sanità, nell’assetto idrogeologico, in opere pubbliche, in cultura».

Già, ma quale tipo di cultura si potrà mai  promuovere, ci domandiamo, svendendo, cartolarizzando, mettendo all’asta il patrimonio pubblico come ai tempi della finanza creativa di Tremonti e Berlusconi?  Sperando ancora  che arrivi  una risposta sensata , se nonda parte del governo della  democratica Toscana almeno dai singoli Comuni, intanto,  per farsi un’idea più precisa di quale potrebbe essere l’entità del danno provocato da questa “alienazione”, si può consultare la mappa della svendita.

Si scoprirà così che  la Regione Toscana è pronta  a cedere la trecentesca Villa Fabbricotti , (dove morì Paolina Bonaparte), trasformata in una sontuosa villa all’epoca in cui Firenze era capitale d’Italia e che può vantare un parco  sulla collina di Montughi, pieno di alberi secolari,  ma anche una dimora medicea come Villa La Quiete sulle colline di Careggi. Fra i beni in venduta c’è parte del  parco di San Salvi, l’ex manicomio da dove il poeta Dino Campana scriveva le sue lettere a Sibilla Aleramo, ma soprattutto, polmone verde di Firenze dove gruppi teatrali come Chille de la Balanza  hanno svolto un lavoro ventennale facendone un luogo vivo,  in cantiere delle arti  che non chiudeva mai i battenti neanche a ferragosto. In questo modo si porterebbe a compimento un processo avviato nel 2012 dalla Giunta comunale di Firenze (allora l’attuale sindaco Nardella era vicesindaco)  che aveva approvato il protocollo per la variante urbanistica a destinazione residenziale privata di due terzi dell’area dell’Asl di San Salvi.  Facendo calare il sipario su ogni progetto di recupero, valorizzazione e salvataggio della memoria, dei luoghi storici e del verde Inoltre potrebbero presto finire all’incanto l’ex ospedale Meyer, Palazzo Bastogi vicinissimo a piazza Duomo, le Poste Nuove di un maestro dell’architettura come Giovanni Michelucci, autore anche della stazione di Santa Maria Novella. E poi l’ospedale  antico di Fiesole e gli ex sanatori con vista su Monte Morello. Nella lucchesia a rischio è anche l’ex Ospedale psichiatrico di Maggiano, quello delle Libere donne di Magliano di Mario Tobino, oggi sede della Fondazione intitolata allo scrittore. Questi sono solo alcuni esempi.

E se la Regione toscana pensa a disfarsi del beni immobili di pregio che gli appartengono figurasi se vorrà  salvare su quelli messi all’asta da privati e che invece meriteribbero un investimento da parte del governo locale e dello Stato nell’interesse di tutti. Pensiamo per esempio alla  villa nel Chianti, ( nota come torrino di Michelangelo) a metà strada fra Firenze e Siena, che Michelangelo Buonarroti comprò nel 1549  e che oggi è in vendita per 7,451,715 euro o a quel gioiello di archittura in stile moresco che è il Castello di Sammezzano che a marzo tornerà a l’asta a prezzo ribassato.

@simonamaggiorel

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