Chi sta in alto, la parte più ricca del pianeta non ha bisogno della politica per rispondere ai propri bisogni, ha bisogno di commissariare la politica, per renderla un rito innocuo invece che uno strumento per cambiare le nostre vite. E così siamo schiacciati tra istituzioni non democratiche e con grandi poteri, e istituzioni senza potere ma formalmente democratiche. In questi anni siamo diventati deboli e afoni, ciascuno è costretto ad affrontare da solo gli effetti della crisi, un capitalismo sempre più violento e le diseguaglianze insopportabili. Per questo abbiamo bisogno della politica, per questo dobbiamo riappropriacene come stanno provando a fare Sanders, Podemos, Syriza e Corbyn mentre in Italia pesano anni di errori e subalternità, divisioni e soprattutto la mancanza di un progetto autonomo culturalmente e politicamente efficace.

Per questo nel percorso costituente che avrà avvio da Cosmopolitica (Roma, 19-21 febbraio) non basterà certo cambiare la targa davanti alle sedi dei vecchi partiti. La maggior parte delle persone da coinvolgere sono fuori dai soggetti esistenti e guardano con comprensibile diffidenza all’ennesimo tentativo delle sinistre. Per sconfiggere rassegnazione e conquistare fiducia e credibilità servirà una profonda discontinuità col passato, ricostruire un pensiero politico e un’idea di società, in un vero e proprio cammino che attraversi il Paese per scrivere in maniera partecipata, anche mediante una piattaforma digitale, un vero programma politico d’alternativa.

Serve praticare la sinistra più che parlarne: moltiplichiamo e sosteniamo le iniziative mutualistiche, lanciamo campagne chiare dentro la battaglia referendaria intrecciando l’iniziativa con movimenti e forze sociali: riconquistare la democrazia difendendo la Costituzione, promuovere un nuovo welfare contro le diseguaglianze, l’accesso gratuito all’istruzione, la lotta per la giustizia ambientale e la riconversione ecologica.

Non sarà sufficiente costruire soltanto la pur necessaria lista elettorale che alle prossime politiche sia in competizione con il Pd e gli altri poli, serve una forza politica che viva nella società prima ancora che nel palazzo e nei talk show.

Se non vogliamo che nasca la nuova edizione della solita sinistra dovremo tutti trovare lo slancio e il coraggio necessari per rimettere tutto in discussione e dar vita a un grande movimento popolare in grado di cambiare l’Italia e l’Europa.

 

Questo articolo continua sul n. 8 di Left in edicola dal 20 febbraio

 
 

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