Una marcia senza comizi o bandiere di partiti. Con un appello che suona come un incitamento: “Rompete il silenzio, alzate la testa. Per David, per la nostra città, per la verità”. L’appuntamento è per il 6 marzo alle 17.30 a Siena, in piazza Salimbeni, il cuore pulsante del Monte dei Paschi, “babbo Monte”, amato e venerato da tutti i senesi che negli ultimi anni hanno assistito costernati al suo rapido declino e agli scandali giudiziari che hanno coinvolto i vertici della banca. Ma soprattutto, quegli stessi senesi, hanno assistito alla morte, avvolta poi dal silenzio, di David Rossi,  giornalista e responsabile della comunicazione del Mps. A poche decine di metri da piazza Salimbeni, la sera di 3 anni fa in un vicoletto buio dietro il palazzo della banca, venne ritrovato il suo corpo senza vita. Caduto su quelle pietre antiche da una finestra del palazzo del Monte che incombeva là sopra.

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Fino a novembre 2015 la morte di David era stata liquidata semplicenente come “suicidio”, nonostante alcuni elementi suscitassero interrogativi che i familiari avevano sempre fatto notare agli inquirenti. Ma poi il 16 novembre la Procura di Siena decide di accettare la richiesta di riapertura delle indagini presentata dalla vedova Antonella Tognazzi con l’avvocato Luca Goracci. Nuove perizie (grafologiche, medico-legali e dinamico-fisiche) presentate dal legale potrebbero gettare una luce diversa su quelle ore del 6 marzo che David trascorse nel suo ufficio (v.Left n.45 del 21 novembre 2015, articolo di Giulio Cavalli).
«Finora la magistratura non ci ha fatto sapere nulla», dice Antonella Tognazzi, la moglie di David. Sono lei e sua figlia Carolina ad aver raccolto da alcuni cittadini l’idea della marcia silenziosa e dell’incontro in quel “salotto buono” di Siena. Forse adesso qualcosa è cambiato, almeno nella percezione che i senesi hanno della vicenda, anche perché in questi tre anni sono venuti a conoscenza di così tante magagne all’interno del “babbo Monte” da lasciarli sotto choc. «Abbiamo cominciato ad agire perché finalmente abbiamo visto che intorno c’era una reazione», continua Antonella. Tutti quei like al video postato dal Movimento Cinque stelle sull’audizione dell’avvocato Goracci nella Commissione regionale d’inchiesta sulla Banca Antonveneta forse volevano dire qualcosa.
L’incontro di domenica per Antonella ha un significato particolare. «Non ho bisogno di commiserazione, ma di condivisione, ecco, questa è la migliore espressione in questo momento. Prima le persone parlavano della morte di David magari al bar, adesso mi sembra che ci abbiano messo la faccia. Una prova d’orgoglio che significa “io non ci sto più a stare zitto” ». Non è che i senesi possano aiutare le indagini – questo appare proprio difficile – ma che esigano la verità per far luce su questa dolorosa storia, questo sì, sarebbe un bel passo avanti. Perché la morte di David Rossi coinvolge tutta la città.
«Io sento e cerco di far capire a tutte le persone, che è vero, è un’immane tragedia personale ma in realtà è l’espressione di un sistema malato. A me ha tolto la persona amata ma a Siena molte persone sono state danneggiate, nella città la situazione è terribile. David è una vittima, ma lo è anche la città », dice accalorata Antonella. Lei ci tiene a dirlo e lo ripete spesso: «Della banca non mi importa nulla. La famiglia chiede solo risposte a determinate domande su aspetti che non vengono dati per importanti o che comunque hanno delineato quell’ipotesi che ci hanno voluto far credere fino ad oggi».
Domenica sarà un appuntamento “sobrio, silenzioso”, spiega Carolina, figlia di Antonella. «E’ un momento importante per ricordare David, il primo in tre anni. Ma non sono previsti comizi o dibattiti o pellegrinaggi con fiaccole. Noi speriamo che sia un’occasione per la città nel sentirsi una comunità». Contradaiolo della Lupa, giornalista, tifoso del Siena calcio, David era un personaggio conosciuto a Siena. E non solo, naturalmente, visti i suoi ultimi incarichi nel Monte dei Paschi. Il silenzio che ha inghiottito la sua morte, in quella sera del 6 marzo, sembra qualcosa di innaturale. Tre anni dopo, con la riapertura delle indagini, qualcosa è cambiato. Si legge, nella locandina  che Carolina sta facendo girare in rete: “Uniti solo per chiedere giustizia”.

   @dona_Coccoli

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