Tutti contro Trump. Dopo mesi passati a osservare l’ascesa del miliardario newyorchese nelle preferenze dell’elettorato repubblicano, la testa del partito – o meglio, una sua parte – si sta organizzando per cercare di impedire la sua nomination.
Mercoledì scorso il senatore della South Carolina Graham era andato alla CBS per spiegare che «Trump farà vincere Clinton e che, non mi sarei mai aspettato di dire una cosa del genere tutti sanno che non vado d’accordo con Ted, ma il partito deve coalizzarsi attorno a Ted Cruz» (Graham è un moderato ed è un nemico della testa matta senatore del Texas).
Oggi è la volta di Mitt Romney, ala miliardaria del Grand Old Party, ex candidato presidente e figura che incarna quella relativa moderazione che una parte della base repubblicana detesta – la base più ampia a giudicare dai risultati delle primarie. Parlando in un’università a Salt Lake City, nel suo Utah mormone, Romney ha pronunciato un discorso dopo averlo diffuso ai media:

«Non ha proposte serie, dice di ammirare Putin e ha chiamato George W. Bush un bugiardo, parla dei sondaggi quando gli fanno comodo ma non dice mai che quelli che lo vedono candidato contro Clinton lo danno perdente…Trump è una frode e un falsario, inutile quanto un diploma della Trump University (la para-università di business online di proprietà del miliardario)…Le sue politiche porterebbero alla recessione e le idee sulla politica estera renderebbero l’America meno sicura. Non ha né il temperamento, né il giudizio per fare il presidente e le sue caratteristiche personali toglierebbero all’America lo status di città sulla collina (l’idea messianica del destino manifesto del Paese). Se non fosse una figura importante dello stesso partito, verrebbe da pensare che è il suo più duro avversario».

La risposta è arrivata prima del discorso con un tweet e un video che ne contesta le credenziali conservatrici: «Pare che il due volte sconfitto Romney voglia spiegare ai repubblicani come si vince. Non il messaggero migliore».

Nel frattempo, in una conference call di cui parla il Washington Post, alcuni strateghi e finanziatori repubblicani hanno cercato di elaborare una strategia milionaria anti-Trump producendo uno sforzo per aiutare le campagne avversarie e spendendo soldi in pubblicità negativa. Complicato: tanto più che pezzi importanti del Grand Old Party, a cominciare dal governatore del New Jersey, sono con Trump. Non solo: la difficoltà è anche quella di convincere anche quelli che sono contro TheDonald, il frontrunner è lui e fermarlo sarebbe suicida, pensano in molti.

Primi passi fondamentali impedirgli di vincere in Ohio e Florida. Facile a pensarsi, molto difficile a farsi: il campo anti Trump è diviso in tre, con Cruz da un lato e Rubio e Kasich dall’altro che rappresentano fronti molto diversi. Come convincere i moderati che vogliono Kasich (o Rubio) e i conservatori religiosi a scegliere lo stesso nome? O, addirittura, come convincere qualcuno a ritirarsi? Praticamente impossibile. Ma questa sarebbe l’unica strada sensata, arrivare in fretta a uno scontro uno contro uno. La testa del partito si è svegliata molto, troppo tardi e se l’establishment del partito riempirà gli schermi di spot contenenti attacchi contro Trump, a questo punto non farà che favorire l’avversario democratico.

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