Tacchi a spillo, smalto e cocaina. Sì, parliamo anche noi, per una volta, di Marc Prato e Manuel Foffo e della cosa orrenda che hanno fatto torturando e ammazzando Luca Varani. Ne parliamo perché ci sentiamo trasformati a forza in guardoni: chi era il trans? E la vittima cosa era andato a fare in quella casa? Qual era il suo interesse? E poi, sei ancora responsabile se ti strafai di alcol e ti pippi 1500 euro di cocaina?
La prima cosa che penso è che dovremmo recuperare un briciolo di senso del pudore. Il fatto certo è che Marco e Manuel hanno ucciso e lo hanno fatto nel modo più feroce. Tacchi, smalto, matita per gli occhi, droga a go go, alcol e club dove si fa sesso in tutte le pose e con tutti i generi, tutto ció è il contorno. E tale deve restare. Al contrario nella narrazione mediatica la notizia è il contesto sordido, che deve arrapare o indignare, che nella trasmissione di Vespa diventa addirittura l’alibi per un esito presentato come prevedibile e dunque necessario. L’assassinio quasi scompare sullo sfondo.
Non ci sto. Così diventiamo pure noi spettatori, noi consumatori di notizie, troppo simili a Foffo e Prato. Viviamo pure noi in una bolla dove tutto sembra potersi ammettere a condizione che lo si comunichi. Dove tutto si guarda dal buco della serratura. Dove ogni cosa si può trasformare in selfie, in un’immagine da postare su Instagram, in una sporca allusione da condividere con i simili.
Voler capire non può voler dire giustificare. E non va bene neppure mettersi sotto la ghigliottina ad aspettare che la testa dell’assassino rotoli, per godere della sua smorfia di dolore dopo aver goduto di quella della vittima. E
Un po’ di pudore. I valori fondano l’umanità dell’uomo: teniamoceli cari. C’è una linea che divide il bene dal male. Banalizzare il male rischia di cancellarla nella nostra testa.

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